Volti di donna, stop alla violenza

foto volti di donne

Sabato 9 marzo la Biblioteca Comunale di Gioia del Colle ha ospitato la messa in scena di sei monologhi recitati da Enza Molinari, Tina Di Fonzo e Angela Panessa. Si tratta di testi tratti da “La puttana in manicomio” e “Lo stupro” di Franca Rame e Dario Fo, da “Medea” di Euripide,
un monologo tratto da Filumena Marturano di Eduardo De Filippo, “Farida” di Valentina Acaira Mmaka e “Il femminicidio” di Lella Costa. Ad accomunarli è stato lo stesso tema: la donna. Proprio alla figura femminile è stata dedicata la serata  “Volti di donna: stop alla violenza” organizzata da Teatralmente Gioia e la Pro Loco, per la regia di Giustina Lozito  di Augusto Angelillo, presidente della Pro Loco.

La violenza contro le donne è un fenomeno che accomuna donne di tutto il mondo che la subiscono sia nella forma fisica che psicologica. Spesso la tappa finale di tale spirale dolorosa è il femminicidio: l’uccisione da parte di un uomo che spesso è un marito, ex marito, fidanzato, ex fidanzato. A chiarire le caratteristiche del fenomeno, in spaventosa espansione, è stata la dott.ssa Isabella Tancorre, psicologa impegnata nelle due associazioni “Differenza Donna” e “Attivamente coinvolte” che, rispettivamente sul territorio romano e calabrese, effettuano una massiccia opera di sensibilizzazione e prevenzione accanto ad una concreta azione di intervento e sostegno integrato per permettere a donne vittime di soprusi fisici e psicologici di dire “basta!”.

L’evento ha rappresentato il primo passo per dare avvio al dibattito e all’azione in vista della volontà di bloccare questa spirale di violenza che per essere fermata necessita di un’opera di educazione che deve partire dai primi ordini di scuola. Educare a quel rispetto e a quell’uguaglianza tra le persone pur nella diversità di genere è solo il primo degli step di una battaglia che deve sradicare secoli di convinzioni errate sull’esistenza di un rapporto di subordinazione uomo – donna. Solo la reciprocità potrà permettere di guardare oltre la differenza per ritrovare nella diversità la ricchezza di sé e dell’altro.

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