Tributo a Pino Daniele da Gioia del Colle

gianni rosini

Io che ho visto terra bruciare, e la gente che mi entrava in casa… Così Gianni Rosini inizia il concerto del 5 gennaio al Mesalibre di Gioia del Colle. Per lui è naturale contestualizzare la serata sul cantautore napoletano appena scomparso; Pino Daniele è uno che canta e suona con l’anima. Gianni pure. E poi Gianni stasera è accompagnato da due strumentisti che naturalmente tendono al jazz: Pierpaolo Giandomenico al basso e Francesco Lomagistro alla batteria. Già il jazz; quello che si ascoltava sui dischi lontani d’America e che poi  ritrovavi in una festa di paese meridionale quando sentivi James Senese, e Napoli Centrale, e “Nero a metà” e noi batteristi aspiranti ci ritrovavamo in garage per emulare Agostino Marangolo e poi Lele Melotti e poi…. “Cusse jè u ggezz..!!”

Il Mesalibre brulica di giovani e di diversi musicisti; tutti cantano con Gianni; quasi tutti.  Non è facile cantare con un nodo in gola; solo Gianni sa farlo. Come sempre.  C’è anche Eugenio Macchia, il pianista gioiese che ha vinto a Camerino l’edizione 2014 del premio internazionale Massimo Urbani, e allora Gianni gli cede la tastiera ed Eugenio ne tira fuori un piano elettrico che vola sulle note di “Estate” e “Amore Fèrmati” e “Fly Me To The Moon”. Sai di essere al Mesalibre, ma puoi essere in qualsiasi posto nel mondo dove qualcuno mischia la musica melodica con il jazz, e la leggera con il funky. E ti trovi a testimoniare una generazione che prima degli anni Ottanta ascoltava con curiosità e ammirazione un chitarrista/cantante grassottello che mischiava il dialetto napoletano con un suono nuovo.
Questo è Pino Daniele. Parola di Gianni Rosini.

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