Origine del latte in etichetta: cosa cambia per le aziende casearie di Gioia

Dal 19 gennaio scorso è entrata in vigore la proposta comunitaria  del 13 ottobre 2016 fatta del ministro Maurizio Martina che introduce in etichetta l’indicazione obbligatoria dell’origine del latte (vaccino, ovo caprino, bufalino e di ogni altra origine animale) per i prodotti lattiero caseari venduti in Italia. In pratica il consumatore potrà leggere chiaramente la provenienza delle materie prime di molti prodotti come latte UHT, ricotta, yogurt, burro, mozzarella, formaggi e latticini in genere.

In particolare al consumatore dovranno essere comunicati, in modo indelebile e ben leggibile, i passaggi chiave della lavorazione casearia:

1) Paese di mungitura del latte.

2) Paese di condizionamento o trasformazione del latte.

Qualora le operazioni avvengano nella stessa nazione si potrà risolvere con un’unica dicitura; tipo “Origine del latte: Italia”, altrimenti si dovranno specificare le opzioni : “di Paesi UE” e  “di Paesi  non UE” se trattasi di uno o più Stati non comunitari.

Diverse le reazioni dei titolari dei caseifici gioiesi. Le aziende più piccole che vendono quasi tutto il prodotto trasformato negli stessi opifici hanno meno obblighi in quanto la normativa non si applica sui derivati del latte sfusi o pre-incartati; perlopiù, viste le dimensioni abbastanza consistenti dell’etichetta da apporre, si sta pensando ad una sorta di cartellone esplicativo da esporre nei punti vendita e nei supermercati locali.

Tra gli stabilimenti più grandi abbiamo sentito il parere di Andrea Brandonisio, manager di Capurso Azienda Casearia srl che commercializza il prodotto con il marchio “Gioiella”.

“In vista della tanto attesa DOP Mozzarella di Gioia del Colle, da tempo abbiamo ridotto al minimo le importazioni di latte e cagliata dall’estero, puntando sulla materia prima italiana e soprattutto sulla sua sanità che viene puntualmente analizzata all’ingresso del ciclo di lavorazione. Dovremmo cogliere questa occasione per esaltare al meglio la storia e la bontà dei nostri prodotti e fare quadrato contro le adulterazioni e il falso Made in Italy”.

Oltre a lui anche altri imprenditori del territorio si aspettano un maggior interesse al latte murgiano da parte di improvvisati grossisti e trasformatori provenienti da altre zone di produzione casearia (come la BAT ed il Matese) i quali, rinunciando alle importazioni, ne faranno lievitare il prezzo attualmente posizionato intorno ai 40€/Q.le.

“Il latte proveniente dal nostro territorio non è sempre il migliore -rincalza Brandonisio- e l’aumento del prezzo potrebbe dar luogo a svariate speculazioni, per questo dovremmo unirci per raggiungere un miglior reddito per gli allevatori ed una correlativa maggiore severità nei controlli”.