La camorra preparava a Gioia l’attentato al Procuratore Colangelo

Foto LaPresse/Marco Cantile

Doveva essere utilizzato per un attentato al Procuratore di Napoli, Giovanni Colangelo, il tritolo sequestrato nei giorni scorsi a Gioia del Colle. Mezzo chilo di esplosivo potentissimo rinvenuto nei pressi della casa in campagna di Amilcare Monti Condesnitt, arrestato assieme ad altre quattro persone.

L’esplosivo era nascosto sotto un albero situato di fronte all’ingresso della tenuta. A rivelare la preparazione di un attentato a Colangelo, che abita a Gioia del Colle, dove ha iniziato la sua attività come pretore, è stato un pentito della Sacra corona unita, originario di Napoli, che in carcere ha avuto contatti con alcuni camorristi campani che parlavano di un agguato contro il Procuratore Colangelo per punirlo dei colpi inferti all’organizzazione criminale dalla Procura.

Inchieste che hanno portato in carcere quasi tutti i capi storici della Camorra.  Sulla vicenda indaga il pubblico ministero, Roberto Rossi, che ha condotto l’inchiesta sul tritolo rinvenuto a Gioia del Colle. 

E proprio a Gioia doveva scattare l’agguato, lontano da Napoli, dove le protezioni per il Procuratore si attenuavano. Nei giorni scorsi le Procure di Napoli e Bari hanno fatto il punto sulla sicurezza di Colangelo che a Gioia del Colle torna frequentemente. Spostamenti che i camorristi conoscono e che evidentemente seguono da tempo.

Non è chiaro come e attraverso quali clan si sia creato il collegamento tra camorra e mala gioiese. L’attentato a un Procuratore non si affida a mani inesperte. Né è chiaro se ai gioiesi era stato chiesto di custodire l’esplosivo e di dare supporto logistico a killer che sarebbero venuti poi da Napoli. 

Certo è che mezzo chilo di tritolo è un quantitativo di esplosivo capace di polverizzare qualsiasi cosa nel raggio di una decina di metri. Un attentato in grande stile paragonabile a quelli di Falcone e Borsellino, una medaglia che la Camorra avrebbe voluto attaccarsi al petto ostentando la sua potenza.