Il Partito Democratico oggi e il suo imbarazzante declino

Orientamento formativo e riorientamento

Orientamento formativo e riorientamento

Il Partito Democratico di Gioia del Colle, o meglio chi lo guida, proprio non resiste a stare fermo un turno.

Dopo la batosta presa alle scorse amministrative, dove, al netto del vento nazionale di protesta, non è riuscito a portare a casa nemmeno un consigliere comunale, il PD decide di tentare un’ultima carta: strappare quell’ultimo osso e di sentirsi ancora nominare in Consiglio.

Infatti ieri si è tenuto l’ultimo atto del dramma di questo malato tenuto in vita artificialmente: Federico Antonicelli dichiara di passare come indipendente nel Partito Democratico, senza altra motivazione, per lui non c’è bisogno.

Il PD non ha voluto capire che l’elettorato si è stancato, non sopporta questi giochini di fine impero bizantino e lo ha dimostrato chiaramente: non solo non ha votato il suo candidato sindaco, ma non ha nemmeno votato la lista, uscita con le ginocchia spezzate. E qui probabilmente si parla del PD di Bari, visto che qui a Gioia non è rimasto nessuno, se non un commissario che viene da Putignano e un gruppo di iscritti che ieri sembrava basito di fronte alla comunicazione di Federico Antonicelli che tenta di salvare gli onori della bandiera.

Propone una prima sospensiva del Consiglio con un documento che, sicuramente per l’emozione di questo passaggio al PD non legge fluidamente, evidenzia come la scelta della maggioranza di proporre una terna di nomi per il Presidente del Consiglio non si discosti dai vecchi modi di fare delle precedenti amministrazioni. Come se con le vecchie amministrazioni lui non c’entrasse niente, probabilmente si è redento perché ha avuto “fede”. Infatti si astiene alla votazione sulla sospensiva chiesta da lui. Presenta quindi un nuovo documento in cui sottolinea che i documenti dei consiglieri propedeutici al Consiglio non erano pronti per tempo, ma non trova appiglio di polemica tra gli altri della minoranza.

Un nuovo colpo quindi ai già pochi simpatizzanti del Partito, probabilmente tutto fermo all’idea che l’importante è esserci a tutti i costi senza se e senza ma, a discapito degli elettori, dei programmi e delle maggioranze.

Dopo i fatti di cronaca giudiziaria che colpirono Gioia nel febbraio del 2015, si esaltò la venuta della commissaria Iaia Calvio, che invece di puntare a ricostruire un partito funzionale alla campagna elettorale si perse in regolamenti, in problemi economici, traslochi e niente altro. A dicembre si ebbe il congresso unitario che elesse segretario Tommaso Bradascio, che però si dimise alla vigilia delle elezioni amministrative.

Beghe interne, appelli al rispetto degli statuti, bracci di ferro tra le diverse anime del PD, lo portarono a convogliare in qualità di stampella nella coalizione di Federico Antonicelli, ritenendo di poter dare il meglio di sé.

Di qui la parabola discendente che non si è più fermata, travolgendo la dignità di quei pochi iscritti che credono ancora in un partito nuovo e che fino a ieri aspiravano ad arrivare ad un congresso per la scelta del nuovo segretario con presupposti migliori.

Eppure dalle macerie avrebbe potuto tentare di rialzarsi con un bagno di umiltà puntando su un vero rinnovamento che non può avvenire iniziando dall’esserci per forza in Consiglio. All’indomani delle amministrative, il PD, quello che ha deciso che fare e con chi stare in campagna elettorale, aveva il dovere di fare analisi e di ricominciare da zero, riconquistando la fiducia degli elettori “casa per casa e strada per strada”.