Estorsioni clan Parisi, condannato Serra. La difesa: “E’ estraneo ai fatti”

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Dieci condanne e sei assoluzioni. Si è conclusa così l’udienza preliminare – celebrata con rito abbreviato – del processo a carico del clan Parisi accusato di estorsioni e condizionamenti di alcune attività imprenditoriali nel Barese. Nell’ambito dell’inchiesta agli inizi del 2016 finì agli arresti domiciliari anche l’imprenditore gioiese Francesco Serra, titolare del caseificio “Sette Colli” di Gioia del Colle. Serra è stato condannato – per due dei cinque capi di imputazione originariamente contestati – alla pena di sei anni di reclusione, mentre è stato assolto dagli altri tre. Inoltre, è stata respinta la richiesta dell’accusa di confisca del caseificio, la cui attività è stata ritenuta lecita.

Secondo l’accusa, il giovane imprenditore avrebbe fatto ricorso all’intermediazione del pregiudicato Michele Parisi, assunto presso il suo caseificio, per riscuotere crediti e condizionare il mercato dei latticini in modo da favorire i propri prodotti.

Ma le accuse per Serra, difeso dagli avvocati Michele Laforgia, Giovanni Orfino e Marco Saponara, si sono ridimensionate durante il processo dinanzi al giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Bari, Rosa Anna Depalo. Serra è stato assolto “perché il fatto non sussiste” dall’accusa di aver condizionato il mercato dei latticini. E’ stato condannato, invece, per due ipotesi di presunta estorsione – una delle quali riqualificata in tentativo di estorsione – riguardanti il recupero di crediti nei confronti di clienti morosi, che non avevano pagato forniture di latticini. Serra è stato anche assolto “per non aver commesso il fatto” dall’accusa di truffa ai danni dell’INPS in relazione all’assunzione di Michele Parisi.

La difesa ha già annunciato che presenterà appello alla sentenza di primo grado al fine di dimostrare l’insussistenza anche delle ipotesi estorsive legate al recupero di crediti.

Sono stati condannati, tra gli altri, nella stessa udienza, a 6 e 5 anni di reclusione Nicola e Tommaso Parisi, fratello e nipote del capo clan Savinuccio, i pregiudicati Paolo Abbrescia e Raffaele Basoni alla pena di 6 anni e 4 mesi.

Le indagini furono condotte dalla Guardia di Finanza e coordinate dal procuratore aggiunto Roberto Rossi. Nel mirino del clan diverse imprese edili e commerciali  i cui titolari erano minacciati anche con le armi oltre a subire danni ai mezzi se non pagavano in contanti o in generi alimentari e buoni benzina o se non assumevano personale indicato dal clan, soprattutto per svolgere servizi di guardiania.