Cari amministratori, non perdete la possibilità di un nuovo rinascimento gioiese

La migliore amministrazione che Gioia abbia avuto, per ora, negli ultimi 30 anni è sicuramente quella del primo mandato Povia dal 1995 al 1999. Per certi versi ricorda l’attuale, ma con qualche variante sostanziale.

I ragazzoni che nel 1995 vinsero per governare Gioia del Colle, si apprestarono a Palazzo San Domenico con profondo e ossequioso rispetto di tutto e di tutti. Non sapevano nemmeno dove era l’interruttore della luce, ma avevano voglia di fare e si affidarono ed ebbero fiducia della macchina burocratica, malgrado tre anni di commissariamento prefettizio, le casse completamente vuote e l’onta di uno scioglimento per mafia. Ci si apprestò subito ad eliminare con olio di gomito quella macchia dal pensiero di tutti i cittadini non solo gioiesi coi fatti e le proposte, senza mai farsene un fardello e ben presto ne fu solo un lontano ricordo. Ogni uomo era al posto giusto: bilancio, urbanistica, lavori pubblici, servizi sociali, cultura, trasparenza.

I consigli comunali furono i più belli di sempre. L’avvocato Filippo Castellaneta, leader dell’opposizione, insieme al dottor Saverio Gallo tenevano banco su ogni virgola della maggioranza con Consigli comunali che duravano giorni. Sfibranti. Eppure da quei ragazzoni si imparava tanto, persino dai banchi della maggioranza, perché spesso era proprio da quegli scranni  che si costruiva il meglio. L’architetto Alfredo Vacca e Giovanni Vasco, membri della maggioranza appunto, erano il grillo parlante, più spesso il campanello delle coscienze di una coalizione talune volte accondiscendente nei confronti del Sindaco. Critici, accendevano il pulsante rosso del pericolo di qualche leggerezza ma costruttivi e con tanta voglia di fare.

Quei Consigli erano lezioni di Diritto amministrativo, di Urbanistica, di Diritto Civile, di Economia. Lo scatto culturale che ha avuto Gioia negli anni 90 lo si deve proprio a quei ragazzoni, quando i social erano la piazza e una stretta di mano. Cose di altri tempi, direbbe qualche esperto digitale, ma ancora validi se si parla tra donne e uomini.

Furono gli anni del rinascimento gioiese e in quelle stanze si avvertiva il frenetico movimento delle api operaie.

Non è necessario elencare le migliaia di innovazioni che quegli anni apportarono, dal welfare alla cultura, dai lavori pubblici all’ambiente, dalla comunicazione alla trasparenza e di cui, a distanza di decenni, godiamo ancora.

Oggi assistiamo a Consigli comunali dove vi è una opposizione che tenta un dialogo e una maggioranza prevenuta con tutti. Leggère aperture, sembra più dettate dall’evitare polemiche ed approvare in fretta il Bilancio, si sono intraviste ultimamente. Sprazzi. Anche di fronte a questioni importanti come la manutenzione delle strade rurali, sul commercio, non si è avuto nessun tipo di critica da parte della maggioranza. Una pacca sulla spalla, ma alla fine il ritornello è sempre “siamo meglio degli altri, più onesti, più bravi”. Certo, ma non più di quei ragazzoni del ’95 che però non peccavano di presunzione e qualche consigliere dell’attuale maggioranza forse se lo ricorderà ancora.

Di più, dell’attività febbrile che ci auspichiamo abiti ora nelle stanze del Palazzo, quasi nulla traspare, se non dai post sui social che durano il tempo di una visualizzata sul proprio smartphone. Nessun contatto, se non qualche taglio di nastro di cose ereditate da quel passato insolente e truffaldino. Asetticamente il resto avviene in una torre d’avorio sempre più alta, sempre più sottile, fragile e sempre più lontana.

Occorre ricordare che tra i cittadini ci sono donne e uomini che a mala pena usano il telefono per brevi comunicazioni, figuriamoci per vedere foto di consiglieri in forma smaglianti.

E la diffidenza verso questo nuovo corso, questo promesso ritorno ad una età dell’oro, aumenta.

Di fatto non è necessario dimostrare al mondo il peggio che stava prima, ma interessa il meglio che si può avere ora.

Cari ragazzoni del 2016 scendete dal Palazzo e raccontate quello che sta accadendo, a distanza di 10 mesi ci sono errori da correggere, atteggiamenti da limare, decisioni su cui è importante confrontarsi con tutti, ma abbiate la convinzione che dalla macchina comunale ai cittadini, nessuno può auspicare la vostra caduta, perché significherebbe la morte della nostra Città, dove crescono i nostri figli.

Avete tutto a favore per un nuovo rinascimento, non perdete questa opportunità.

 

(foro Mario Di Giuseppe)