Il Comune non sfora il Patto di stabilità

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Nessun dissesto finanziario: il bilancio del nostro Comune è in equilibrio. La discussione sull’assestamento di bilancio nell’ultimo consiglio comunale ha messo la parola fine alla vicenda, ai sospetti e alle accuse rivolte dall’attuale maggioranza a quella del sindaco Longo, rea di aver lasciato i conti in rosso. L’ombra del sospetto è stata sgomberata nel consiglio comunale di martedì 27 novembre quando si è finalmente potuto conoscere “lo stato di salute” delle casse comunali. Il direttore di ragioneria Giuseppe Santoiemma ha annunciato che il bilancio è in equilibrio, il patto di stabilità è stato dunque rispettato, dunque quello di Gioia può essere considerato un comune virtuoso.

Lo sforamento del patto di stabilità avrebbe causato non solo minori trasferimenti da parte dello Stato ma soprattutto l’aumento dell’Imu all’aliquota massima. Per arrivare ad approvare gli assestamenti di bilancio e dichiarare quindi i conti in ordine, si sono rastrellati molti capitoli di bilancio, ridotti al minimo. Un lavoro minuzioso messo in atto dai tecnici e dai nuovi revisori contabili che hanno avuto poco più di 20 giorni per studiare le carte e mettere nero su bianco il documento che poi martedì scorso si è approvato con i soli voti della maggioranza. E’ stato un voto politico prima ancora che un parere favorevole economico quindi prevedibili i voti contrari dell’opposizione al di là di quelle che sono state altre questioni che hanno anche determinato il “no” degli oppositori come ad esempio l’aver consegnato il fascicolo degli assestamenti di bilancio solo la mattina del consiglio comunale non dando la possibilità di avere tempo di approfondirne l’esame.

Il consiglio comunale di martedì tra le altre cose si è misurato sull’approvazione del registro delle unioni civili. Questo registro nasce dalla proposta del consigliere del Partito Democratico Gianni Vasco che ha lavorato al fianco dell’assessore Mariantonietta Taranto. Più che di tipo politico, quello sul registro delle unioni civili è diventato un discorso di coscienza in cui i confini tra la maggioranza e l’opposizione sono saltati. Non a caso l’approvazione dell’istituzione del registro è stato possibile grazie a due voti di consiglieri di opposizione, senza i quali il provvedimento non sarebbe passato. Tre si sono astenuti dal votarlo: Vito Falcone, Claudio De Leonardis e Tommaso Bradascio. Due i contrari: Donato Lucilla e Federico Antonicelli. Favorevoli invece Piero Longo, Giovanni Mastrangelo, Sergio Povia, Pippo Tisci, Vito Ludovico, Ottavio Giannico, Erasmo e Antonio Mancino e ovviamente il proponente Gianni Vasco. Grande assente alla discussione e alla votazione Enzo Cuscito.

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