Hafida lascia Gioia con un premio

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Hafida Faridi. Sedici anni trascorsi qui in Italia, in un Paese che le ha dato tanto, divenendo quasi una seconda patria. Quella dell’accoglienza che si fa nuova vita. Quella che ha preso il posto della sua Marrakech e che ben presto cederà per partire oltralpe, in Francia. È così che il premio “Ignazio Ciaia”, consegnatole lo scorso 28 novembre, nel chiostro del palazzo comunale, si è trasformato in un vero e proprio incontro. Tra colleghi. Tra amici. Con una nota di commozione che ha toccato chi, con Hafida, ha condiviso un percorso di lavoro, di studi, di vita. Purtroppo, nel chiostro, molti erano gli assenti, probabilmente a causa del maltempo, ma forti, comunque, sono state le testimonianze di chi ha voluto condividere un pezzo di sé con i presenti. Piera De Giorgi, assessore alla Cultura, il sindaco Sergio Povia, ed Elio Michele Greco, presidente della fondazione “Nuove proposte culturali” di Martina Franca. Mediatrice culturale, docente di lingua araba, scrittrice, Hafida ha il dono del comunicare. Liriche composte in italiano, in quella che è e sarà sempre, come lei stessa ha ammesso, la sua lingua di adozione. Ed è per amore della scrittura che ha “incontrato” la fondazione di Martina Franca, e sempre per amore della cultura che ha deciso di donare alla biblioteca V. Angelilli di Gioia il premio in libri conferitole.

Un premio che si inserisce nel progetto “Giambattista Gifuni” per la diffusione del libro e della lettura nelle biblioteche, e che consiste nel donare una mini-biblioteca di almeno cinquanta volumi, ai quali potrebbero e dovrebbero seguire nel tempo nuove donazioni: “Quello di questa sera– ha dichiarato Hafida- è un premio significativo, che mi ha permesso di donare qualcosa a un territorio che ho amato e che porterò sempre con me“. Ha parlato di amicizia Hafida, di “un impero” costruito con le persone, con chi ha accolto lei e la sua famiglia, rendendoli parte integrante di una realtà cittadina che, in qualche modo, ha rappresentato anche la culla dei suoi scritti. Delle sue ispirazioni. Ancora, Hafida, ha parlato delle due fasi della sua vita. La prima, sedici anni fa, quando giunse in Italia, con quel “senso di non appartenenza né al mondo di origine, né al mondo che mi accoglieva”. E quella odierna: “Oggi sento invece una doppia appartenenza, valorizzo ciò che ho lasciato ma anche quello che ho trovato“. Un elogio all’Italia scandito da “L’abbondanza”, versi inediti che Hafida ha letto durante la serata. Abbondanza come ricchezza d’animo, come bene infinito. Quel bene che ha detto di voler portare con sè in Francia: “Non temo di iniziare una nuova esperienza. Ho deciso di continuare a scrivere in italiano, una lingua che mi appartiene, e spero di poter essere sempre utile ad una popolazione meravigliosa“. Una potenzialità che lascia il nostro paese e su cui “piomba” la responsabilità di non aver fatto in modo che ciò non accadesse: “Un fallimento di carattere collettivo”, ha commentato il sindaco Povia, che ha parlato anche di “Un cordone che non sarà mai reciso”. E di un ritorno che, in molti, si augurano.

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