Teatro. Elisabetta Pozzi è Cassandra

elisabetta pozzi

È con una delle figure femminili più affascinanti della mitologia greca che è iniziata la stagione teatrale 2012/2013 del Teatro Rossini. Venerdì 16 Novembre “Cassandra” (o del tempo divorato) è stata portata in scena da Elisabetta Pozzi già confrontatasi, nell’arco della sua pluriennale carriera, con altre complesse identità classiche quali Elettra, Ecuba, Fedra e Medea. La Pozzi appartiene a quel gineceo delle attrici italiane più apprezzate tanto da essersi meritata quattro Premi Ubu, considerato il riconoscimento più prestigioso, in ambito teatrale, in Italia.

La Cassandra, a cui la Pozzi ha dato vita con la collaborazione di Massimo Fini, è il risultato di diverse letture da Euripide, Eschilo, Seneca a Baudrillard. Il risultato è stato un monologo a cui la Pozzi ha dato non solo voce ma anche movimento, accompagnata, per tutta la durata, da Carlotta Bruni e Rosa Merlino che hanno saputo unire con maestria le due arti, del movimento e della recitazione attraverso il corpo, con musiche e coreografie, curate rispettivamente da Daniele D’Angelo e Aurelio Gatti. Cassandra, figlia di Ecuba e Priamo, re di Troia, ottiene da Apollo, innamoratosi di lei, il dono della profezia. Il dio però di fronte al rifiuto della giovane di contraccambiare il suo amore, la condanna ad essere per sempre inascoltata.Questo è l’episodio principe dell’opera teatrale da cui parte un viaggio che si snoda attraverso gli episodi cruciali della disastrosa e sanguinosa guerra di Troia e che giunge fino all’età contemporanea. Il futuro è imprevedibile solo se si accoglie la “cecità” a cui ci spinge il presente con le sue false promesse, pronunciate dal mondo della tecnologia, del profitto tecnologico, dell’interesse personale. Come può l’uomo non vedere i segni del presente? Questo è l’interrogativo che Cassandra – Pozzi si pone con frequenza in una drammaturgia la cui potenza espressiva è accentuata dalle simmetrie dei corpi, dalla variazione delle tonalità musicali su cui si staglia decisa e veemente la voce della protagonista che, tra racconto e previsione, traccia con le sue parole il filo che lega in modo indissolubile le tre categorie temporali del passato, del presente e del futuro.

 

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