Ventaglini: “Contro di me solo menzogne, il Sistema P mai esistito”

Franco Ventaglini, già vicePresidente della Comunità Montana e vice Sindaco di Gioia del Colle nel 2013, parla dopo il primo processo concluso con l’assoluzione che riguardava una inchiesta su presunte tangenti e dopo una seconda inchiesta che ha visto cadere nei suoi confronti l’accusa di corruzione. Due vicende che hanno causato forti turbolenze politiche condizionando anche l’esito di ben due campagne elettorali condizionandone le scelte e che hanno visto capitolare il centro sinistra. L’intervista è stata realizzata a freddo con domande e risposte scritte.



Dopo oltre 7 anni si è concluso con la piena assoluzione il primo processo a suo carico, quello riguardante il periodo in cui era vicepresidente della Comunità Montana. Era il 2013 e all’epoca dei fatti era anche vicesindaco di Gioia del Colle. Come furono quei mesi?
Ovviamente sono stati mesi terribili. Non augurerei a nessuno di trovarsi, da innocente, in un procedimento giudiziario di tale portata.
Purtroppo, nei fatti, non mi è stata garantita la presunzione di innocenza. Sono stato ritenuto colpevole dal primo minuto, da una parte della stampa e della società. Inoltre, non dimentichiamo, che una parte importante della politica locale, pur conoscendo la realtà dei fatti, ha sfruttato in maniera indegna e vergognosa questa situazione per raggiungere il governo del nostro comune. Parlo dell’amministrazione Lucilla, ed oggi i risultati disastrosi di quell’amministrazione, sono sotto gli occhi di tutti.
Finalmente, dopo 7 anni, lo Stato Italiano ha proclamato la mia estraneità ai fatti, certificando che in tutto questo tempo sono stato vittima di un errore giudiziario e smentendo tutte le cattiverie che sono state dette sul mio conto.
Resta molta rabbia per tutto quello che ho subito e che ha subito la mia famiglia ed i miei amici, ma indietro non si torna. Chi oggi dovrebbe vergognarsi di guardarsi allo specchio sono i miei detrattori.

Nel febbraio 2015 un nuovo processo per l’inchiesta Domus Aurea, ancora in corso, per la quale un’amministrazione andò a casa. Quei fatti li commenteremo in un prossimo incontro e a processo concluso. Anche lì, come furono quei mesi?
Tutti gli indagati di quel processo, compreso il sottoscritto, sono stati assolti per corruzione e turbativa d’asta.
Quindi, ancora una volta, è stato accertato che l’amministrazione Povia, democraticamente eletta, non sarebbe dovuta andare a casa.
Molti miei concittadini parlano di una premeditazione politica, ma come ho già detto in una precedente intervista, ho sempre insegnato ai miei figli ad avere fiducia nelle Istituzioni e nello Stato Italiano, per questo vorrei continuare a credere che sia frutto di un errore giudiziario.
Le considerazioni sul caso le lascio ai suoi lettori.

Ha continuato a vivere la vita politica di Gioia fino al 2015 in prima persona e anche dopo da primo osservatore.
È inutile però negare il pregiudizio verso di lei e poi su Sergio Povia, Sindaco all’epoca dei fatti accaduti. Qualcuno ha coniato la famosa frase “Il Sistema P”.
Non dimentichiamo che Povia era stato eletto per la terza volta sindaco di Gioia del Colle dopo aver ricoperto ruoli importanti in provincia e regione, con un consenso nel paese notevole. Avevamo svariati progetti in cantiere affinché Gioia del Colle tornasse a splendere.
Purtroppo, quando nella controparte politica c’è pochezza di idee e cattiveria, l’unico modo che hanno per scalfire l’avversario è screditarlo. E così hanno raccontato alla città una serie di menzogne.
Ma le sentenze parlano chiaro. A Gioia del Colle non è mai esistito un “Sistema P” e chi continua a parlare di questo è bugiardo e fazioso.

Da uomo attento alle cose di Gioia, pensa che il clima ora sia cambiato verso la politica e verso alcuni uomini della politica gioiese?
Sinceramente vedo un clima più sereno ma anche molta incapacità della gestione pubblica di alcuni politici. Mi spiace constatare, che ottime figure che hanno amministrato con noi Gioia del Colle, sono ancora tenute fuori dalla politica.
E’ un dato inquietante dal punto di vista umano e politico. Oggi, la politica gioiese, dovrebbe recuperare queste professionalità, donne e uomini che si sono sempre spese per quello che è il nostro interesse prioritario, il bene di Gioia del Colle.

Un’ultima domanda: politicamente sente di poter dare ancora qualcosa a Gioia?
Ho iniziato a fare Politica (con la P maiuscola) con gli operai torinesi degli anni 70 e non ho mai smesso, la faccio tutti i giorni nel mio piccolo, in mezzo alla gente, contribuendo a quelle che possano essere azioni utili alla società che mi circonda.
Fare politica non vuol dire solo avere un ruolo istituzionale, per quello la mia carta d’identità parla chiaro, credo sia giusto lasciare spazio a forze fresche.
Ovviamente non mancheranno mai, per chi ne avesse bisogno, i consigli e contributi di un vecchio politico che, lasciatemelo dire, un po’ di esperienza sul campo l’ha fatta.