Scioglimento e liquidazione della Spes Spa. La maggioranza approva

Un Consiglio comunale particolarmente animato quello che si è svolto martedì, soprattutto quando si è discusso della Spes Spa.

Dall’ottobre del 2016, quando il Consiglio comunale decise che ad occuparsi della raccolta e della gestione dei rifiuti porta a porta a Gioia del Colle non sarebbe stata più la società partecipata del Comune, Spes, la cui proposta era economicamente non vantaggiosa, si decise di tagliare il servizio principale per la quale era sorta. Col passare del tempo a Spes praticamente era rimasta la manutenzione del verde ma con operai interinali, la gestione della pubblica illuminazione e 3 impianti fotovoltaici.

Da quell’ottobre i servizi, quindi, sono drasticamente diminuiti, tanto che persino Acam, la società partner che deteneva circa il 20% delle quote societarie recede le sue azioni al Comune. Per questo passaggio non si va in Consiglio comunale, non trattandosi di acquisizione, nemmeno per bon-ton istituzionale nei confronti dei Consiglieri soprattutto di minoranza. Non sarebbe stato compito dell’Aula decidere, per cui si va avanti. Alla luce dunque dell’assenza di collaborazione e di dialogo con la minoranza, l’altra giorno, quando si è trattato di decidere sullo scioglimento della società Spes, tutte le minoranze e il Gruppo Misto sono uscite dall’Aula, facendo votare solo la maggioranza.

A parte una proposta non formalizzata al Consiglio della Consigliera Rosa Addabbo di tentare un rilancio di Spes affidandole la gestione dei tributi e magari trasformandola in una società a responsabilità limitata, i presenti hanno votato per la morte della partecipata del Comune, col solo voto contrario di Addabbo.

In realtà il punto riguardante la messa in liquidazione di Spes era di fatto legato a doppio filo a quello precedente, che non ha approvato gli “indirizzi sulle prospettive gestionali e sulla organizzazione della Spes Gioia Spa”.

Si trattava “di garantire la continuità aziendale delle Spes Gioia spa impegnandosi ad attuare, in collaborazione con gli altri organi politici e tecnici del Comune di Gioia del Colle, ciascuno per quanto di propria competenza, una strategia di conservazione, valorizzazione e implementazione degli asset societari”, dichiarava la proposta di delibera.

Si trattava anche di prendere atto di una relazione piuttosto compiuto dell’Amministratore Unico di Spes, sullo stato della società, sui costi di gestione e sulle ipotesi progettuali prospettiche, come, ad esempio, la possibilità di rilanciare il servizio di pubblica illuminazione con un project financing, non riuscendo, tuttavia a trovare un partner e creare una ATI per parteciparvi.

Lo stesso Amministratore di Spes. Dott. Fabio Diomede, ha dichiarato nella stessa relazione: “E’ appena il caso di sottolineare, infine, che è assai urgente che questa Amministrazione Comunale assuma decisioni in ordine alla “vita” della SPES Gioia SpA, poiché i valori economici attuali, in precedenza richiamati, delineano la pressoché certa emersione di una perdita di esercizio a fine anno 2018. In altri termini, allo stato attuale la SPES Gioia SpA non genera ricchezza, ma sta consumando risorse proprie. Laddove la decisione di prosecuzione della SPES Gioia SpA dovesse arrivare anche solo tra qualche mese potrebbe accadere che non vi saranno risorse finanziare sufficienti ad investire.”

Una volta emersa tale situazione, continuare a far sopravvivere una struttura che ben presto non sarebbe stato più in grado di sopravvivere delle sue già ridotte finanze, si è deciso di chiuderla.

Duro il giudizio delle opposizioni che hanno sottolineato il loro disappunto sulla gestione della vicenda. Giuseppe Gallo: “Se volevate rilanciare la Spes dovevate venire con un vero e proprio piano industriale di rilancio e non con una relazione”. Giovanni Mastrangelo: “Il funerale della Spes lo avete celebrato nell’ottobre del 2016. Anche per le quote di Acam vi è stata approssimazione, perché a norma di contratto il socio di minoranza aveva diverse inadempienze”. Federico Antonicelli: “E’ venuta a mancare la partecipazione sulle questioni Spes, ora non possiamo stare con voi”. Giuseppe Zileni affida il suo pensiero ad un post su facebook: “Era evidente che Il passaggio a Navita decretasse la morte della Spes S.p.A., così come era chiaro che la sua rapida chiusura avrebbe potuto far recuperare soldi pubblici da reinvestire nella comunità, ma non è stato fatto nulla”.

Muore così la creatura nata nel 2006 ad opera del Sindaco Vito Mastrovito, ora resterà da capire se e quanto è stato effettivamente vantaggioso per le tasche dei  cittadini affidare ad altra società la gestione dei rifiuti e la raccolta porta a porta.