Ricadute economiche della pandemia per famiglie e agricoltura. Un incontro per fare il punto

A parlare di lavoro, di prospettive per la ripresa e soprattutto della ricaduta sociale ed economica su Gioia del Colle degli effetti della pandemia da Covid-19 sono stati Nicola D’Onghia, Presidente Coldiretti Gioia e Davide Angelillo Segretario della Camera sindacale della UIL di Gioia, nella puntata “I Giovedì del PD”, appuntamento organizzato dal Partito Democratico locale.
Due giovani professionisti del settore, l’uno agricolo e l’altro sindacale che hanno disegnato il quadro della situazione nella nostra Città.



D’Onghia ha fatto una disanima della filiera agricola e sull’agriturismo in particolare sulla contrazione di fatturato durante la pandemia.
“L’agriturismo rappresenta il paziente a cui possiamo tastare il polso, rispetto al mondo dell’agricoltura.  – ha dichiarato D’Onghia – Abbiamo perdite di non meno del 65% del fatturato. I recenti stop and go che non permettono una organizzazione facile per gli agriturismi non ha facilitato le cose. Tra l’altro si tenga conto che l’asporto o il domicilio non poteva funzionare in questo periodo per strutture che non sono prossime ai centri abitati. I ristori sono quindi fondamentali e strategici perché il mondo dell’agriturismo è diverso da quello agricolo. L’agriturismo nasce come elemento accessorio dell’azienda agricola, spesso permette di portare a casa un reddito sostenibile per le famiglie agricola. L’assenza di introito ora comincia ad essere pesante.
Dalla Regione abbiamo avuto un fondo perduto di 7mila euro per tutte le attività turistiche, molto veloce perché uguale per tutti. Ci sono stati dei fondi perduti dallo Stato. Poi prestiti agevolati dietro cui spero ci sia una politica di ampio respiro per poter rientrare e permettere la restituzione. Con la Coldiretti regionale si sta ragionando per aperture serali perché hanno degli spazi molto più ampi rispetto ai ristoranti.
Dall’altra parte, le 22mile attività ristorative ferme sul territorio regionali hanno una ricaduta sull’attività dell’azienda agricola. Si pensi che a livello locale la chiusura di ristoranti ha bloccato anche le cantine di vino che hanno parecchio invenduto e la vendita di olio”.

Sul mercato e l’export dei prodotti agricoli, D’onghia è stato più ottimista.
“L’export è stato uno degli sbocchi importanti delle nostre aziende. Abbiamo trovato sbocchi all’estero limitando i danni. Si veda il nostro Consorzio del Vino che ha un buon mercato in Cina. Nel 2020 a Gioia del Colle abbiamo registrato un piccolo incremento per quanto riguarda i lavoratori. Occorre dunque che ci sia una strategia nazionale sull’agricoltura, per la quale ormai servono tantissime competenze innovative”.

Angellilo ha elencato la serie di interventi economici per poter far fronte economicamente a questo periodo.
“Come organizzazione sindacale siamo stati sempre vicini ai cittadini e in molti casi ci siamo sostituiti alla pubblica amministrazione. – Ha sottolineato – Tra i tanti Bonus e aiuti il reddito di cittadinanza è stato fondamentale. C’è stato il reddito di emergenza, una misura che ha dato un piccolo aiuto per qualche mese, ma che è arrivato in ritardo. Abbiamo lavorato centinaia di indennità Covid, senza sapere chi ne avesse diritto, perché la normativa era fatta in maniera tale che la maglia poteva stringere o allargare la platea di chi ne ha fatto richiesta.
Al livello regionale c’era il reddito di dignità, sebbene non ci siano state moltissime domande.
Al livello comunale ci sono stati i buoni spesa. È stato faticoso gestire la seconda tranche di questa misura con scadenze molto stette, seppure si ringrazia l’amministrazione per questa possibilità. Infine ci sono stati i contributi alloggiativi. In queste pratiche ci siamo sostituiti alla Pubblica amministrazione”.

Sulla possibilità che queste misure abbiano attenuato i danni della pandemia, Angelillo è stato molto severo.
“Ne hanno limitato i danni dal punto di vista economico, dal punto di vista sociale no. Dal punto di vista sociale ci sono stati volontari, noi dei sindacati e le tutte quelle realtà che sono state accanto alla gente. Un dato però è importante sottolineare: fino a quando ci saranno sussidi e non incentivi la ripresa sarà dura. Perché bisogna spronare i giovani a fare impresa e far conoscere loro la miriade di possibilità che ci sono”.