Gli scatti del sud di Fosco Maraini

Fosco Maraini mostra

Storie di ricordi e di scatti che, messi insieme, quasi come una pellicola, portano al racconto di un uomo, Fosco Maraini, che ha fotografato un’epoca. Un mondo. Una storia. Quella che, ancora oggi, a cento anni dalla sua nascita, lo ricorda. Come è successo il 15 novembre scorso, nel chiostro del palazzo Comunale di Gioia, nell’ambito della mostra “Fosco Maraini, la Puglia e il Sud”. Fortemente voluto dall’assessorato alla Cultura, in sinergia con un progetto regionale, e in collaborazione con la “Poiesis editrice”, l’evento gioiese ha il primato (e l’onore) di essere stato l’unico, da Roma in giù, nell’ambito delle manifestazioni dedicate a Maraini: “Abbiamo voluto ricordare– le parole di Piera De Giorgi, assessore alla Cultura- far conoscere e incontrare un intellettuale della nostra patria“.

Un uomo che ha fatto dell’arte il suo credo di vita, e della fotografia un modo per raccontare. Per raccontarsi. Ed è stata proprio la più piccola delle sue figlie, Toni, a spiegare, durante la serata- evento gioiese, chi era suo padre. Lo ha fatto parlando ad una platea di giovani studenti. Quelli provenienti dalle scuole medie e superiori gioiesi, iniziati al fotografo toscano proprio dalle pagine di “Da Ricòrboli alla Luna”, scritto da Toni. A precedere la conferenza, l’inaugurazione della mostra dedicata al fotografo, allestita nella pinacoteca “Iavarone” di Gioia.

Scatti che parlano del sud, messi a disposizione dal Gabinetto scientifico-letterario “Vieusseux” di Firenze e che rimarranno nel nostro paese sino al 29 novembre. Scatti, ancora, in analogico, che raccontano di un Meridione che Maraini scoprì nel 1932 quando, a bordo della sua motocicletta, raggiunse in Sicilia quella Topazia che, poco dopo, sarebbe diventata sua moglie: “La passione di mio padre per la fotografia- le parole di Toni- nasce sin dall’infanzia. A 13 anni, una zia gli regalò una macchina fotografica. Da allora non ha più smesso di fotografare”. Ed è con lo sguardo dell’antropologo fotografo che affrontò il viaggio in Tibet, al seguito di Giuseppe Tucci, quando di giorno fotografava e di notte sviluppava nella camera oscura. È con lo sguardo dell’uomo di cultura che insegnava come “sapersi divertire nell’osservare la realtà”. È con lo sguardo del padre, ancora, che educava le sue tre figlie alla curiosità. Verso il mondo. Verso il genere umano.

Questo è stato Fosco Maraini, rivissuto attraverso le parole di sua figlia, attraverso i saggi che ha racchiuso nel suo scritto e che parlano anche di quell’incontro tra Fosco e Diego De Donato che suggellò la nascita di un’amicizia. Andata oltre il tempo. L’incontro casuale sulla Sila, il dono di un rullino con scatti fatti nei diversi viaggi per l’Europa, l’inizio di una lunga corrispondenza. Diego De Donato ha percorso, nel corso della serata, tutte le tappe di un viaggio, quello fatto con Fosco, sia fisico che emozionale: “Io e Fosco– ha raccontato- viaggiammo insieme su una vecchia Olimpia, lui si inoltrava nelle stradine perché solo così avrebbe potuto conoscere la vera realtà dei posti che visitava. Fu così che lo guidai in Puglia“. Fu così che questo grande personaggio “frutto di un incontro di civiltà” prese a fotografare quella terra “altra”. Lecce, Gallipoli, Alberobello, Castel del Monte. Sguardi in bianco e nero che rimangono ben impressi. Una serata speciale, che avrebbe meritato più partecipazione, soprattutto dagli addetti ai lavori, ma che è riuscita ugualmente a festeggiare un compleanno importante. E le numerose domande rivolte a Toni Maraini dagli studenti presenti hanno rappresentato il regalo più bello. La chiusura è stata affidata a Giuseppe Goffredo, poeta e scrittore pugliese oltre che  instancabile sostenitore di eventi culturali.

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