“Bianco legame”, storia dell’abito da sposa

bianco legame 17nov12

Più che buona, ottima la prima per “Libera in … fusione” mercoledì 14 nel chiostro comunale. L’associazione culturale è partita con “Bianco legame“, mostra- evento sul mito e la storia dell’abito da sposa e con gli auguri della professoressa Piera De Giorgi, assessore alla Cultura, notevolmente entusiasta del gruppo nascente. “Le donne del nostro territorio lo rendono grande perché lo amano“- commenta l’assessore. Un percorso cronologico con gli abiti bianchi a partire dal 1951 fino ai giorni nostri. Gli antichi abiti sono stati, assieme ai veli, alle scarpe, ai gioielli e alle fotografie d’epoca, generosamente concessi da privati che “hanno aperto le porte delle proprie case“, come spiega, ringraziandoli, Francesca Santoiemma, presidente dell’associazione.

A fare da cornice l’arredamento offerto dal “Museo della civiltà contadina” di Vito Santoiemma, corredo d’eccezione le torte vestite da sposa e da sposo della cake designer Rossella Trapani. Le creazioni sartoriali contemporanee invece sono l’opera di design, taglio e cucito della fashion designer Rossana Prisciantelli, altro membro di “Libera in … fusione” con Angela Musci.

A raccontare la favola dell’abito da sposa la scrittrice Bianca Tragni, in un excursus storico partito dall’antico Egitto. Prima i colori del fuoco come simbolo del focolare domestico per l’antica Roma, poi la seta con l’oro e l’argento nel Rinascimento, lo stile impero nato con Josephine, raffinata moglie di Napoleone. Fino ad arrivare alla scelta in controtendenza di Vittoria d’Inghilterra rispetto al velluto e allo sfarzo: la regina indossò nel giorno delle sue nozze un abito bianco, di seta e con merletti, destinato a cambiare la storia del vestito sognato da tutte le donne. La moda del bianco, di appena due secoli, non tramonta. Segue la moda nello stile, viaggia fino in Estremo Oriente, ma non cambia nel colore, come si nota dagli abiti in mostra e dalle fotografie appese. Unico uomo sulle poltrone il professor Vito Gallotta, preside della facoltà di Scienze e tecnologie della moda di Bari, il quale ha elogiato l’iniziativa e la stilista gioiese: “Rossana è stata una delle migliori allieve della facoltà, grandiosa nel design e per la sua creatività, coraggiosa per aver aperto la sua boutique nel suo paese, capace di unire nei suoi abiti semplicità e raffinatezza“. Numeroso il pubblico, entusiasti i relatori, soddisfatto il trio di “Libera in … fusione”, già pronto così per giovedì 22 novembre, quando ancora nel chiostro, alle 19.30, presenterà il libro “Non siamo qui per caso” di Marco Cesati Cassin. Dalla moda alla letteratura: un viaggio nell’arte dal profumo di donne capaci e grintose.

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