“Vite di Gioia”. Un luogo per ricordare chi ha vissuto per Gioia del Colle

Il 29 novembre 2014 morì in un incidente stradale Melina Procino. Docente di francese, una vita “impegnata” in politica in tutte le evoluzioni del Pci, Melina aveva tantissimi amici con i quali condivideva cultura e politica.

Facebook a distanza di quattro anni ha ripubblicato un post scritto quattro anni fa, a poche ore dall’incidente, dal giornalista Antonio Murzio, che oggi lavora a Milano. Murzio in quel post lanciava una proposta: quella di valorizzare il ricordo e la vita di Melina con i suoi libri, che erano il carburante della sua vita. Oggi Murzio, approfittando dei tanti nuovi like al vecchio post, rinnova l’invito a “fare qualcosa” per non dimenticare, citando un altro grande della politica di Gioia, Vito Vinci, scomparso due anni fa.

Quelle di Procino e di Vinci sono esempi di “Vite dedicate a Gioia” nella storia contemporanea del paese. Vite che hanno lasciato profonde e significative tracce nelle persone e nella città. L’elenco di queste “Vite” vissute per Gioia del Colle è destinato naturalmente e purtroppo ad allungarsi. Spesso le tracce di queste esistenze sono nella memoria dei contemporanei sopravvissuti (per fortuna consegnata ai social che non dimenticano) o nelle cose che lasciano (libri, opere d’arte, scritti o semplicemente ricordi). Non si tratta di persone nate a Gioia e diventate famose o “importanti” altrove nel mondo: per loro vi sono altre possibilità per essere ricordate e raccontate. Si tratta di “Vite” normali, vissute a Gioia e per Gioia, che attraversano tutte le professioni, dall’insegnante al meccanico, dal sindacalista all’impiegato, vite che per il loro impegno politico (di diverso colore), sociale e culturale meritano e meriteranno di essere ricordate.

Mentre su Facebook continuano a piovere sul post di Murzio le disponibilità da parte degli amici di Melina a valutare il da farsi, emerge l’esigenza di individuare e dedicare un luogo alle “Vite per Gioia” o “Vite di Gioia” che non sia un cimitero laico o un museo di ricordi ma un laboratorio che approfondisca tematiche a cui questi personaggi hanno dedicato la loro esistenza. Il luogo potrebbe essere l’ex Distilleria Cassano, utilizzata per anni e gratuitamente da una università privata. La proprietà è del Comune e l’immobile è stato ristrutturato con i finanziamenti europei. Una sezione potrebbe ospitare i libri di letteratura francese di Melina, un’altra, “Tecnica e politica”, i pensieri e le testimonianze su Vito Vinci (che spesso ripeteva, quando lo sfottevano sulla ossessionante attenzione che prestava all’urbanistica, “non esiste scelta tecnica che non sia politica”) e di altre figure che facendo mente locale verranno a galla dal dimenticatoio. E’ il caso, ad esempio, del prof.  Mario Girardi, autore di studi di patristica anche su Gioia, del prof. Franco Girardi e di tanti altri.  Nell’ex Distilleria potrebbero trovar posto tra queste “Vite” molte associazioni culturali attive sul territorio.

A decidere gli ingressi delle “Vite” e la loro collocazione potrebbe essere un Comitato presieduto dal sindaco: di diritto entrerebbero a farvi parte un rappresentante o un delegato soltanto delle famiglie dei defunti che affidano alla Comunità lasciti (libri, opere, scritti, cimeli…) e i presidi di tutte le scuole gioiesi. L’ideale sarebbe la nomina di “giusti”, di persone riconosciute dalla Comunità locale come autorevoli e indipendenti, ma “i giusti” alla fine non hanno mai portato bene. Si potrebbe pensare anche a un rappresentante per ogni forza politica rappresentata in Consiglio comunale, ma non sarebbe male se la politica facesse su questa iniziativa un passo indietro per evitare veti sull’ingresso di nuove “Vite” che trasformerebbero una bella e stimolante iniziativa in rissa. Ma di tempo per pensare alla composizione del Comitato ce n’è, l’importante è che rinunci al pregiudizio.

Perché le “Vite” sono di tutti i colori politici e di tutti gli orientamenti culturali, o semplicemente “Vite” vissute con una passione che finisce per far crescere la Comunità. Anni fa proposi di dedicare la sezione dell’emeroteca della biblioteca comunale al tipografo Franco Giura. La ragione stava nel fatto che pur di stampare ogni mese “Cronache”, un giornale di attualità fatto da quattro ragazzini testardi e coraggiosi, spesso ci rimetteva di tasca sua. E quando il gruppo di ragazzi-giornalisti si deprimeva per le difficoltà soprattutto economiche li prendeva letteralmente a calci ordinando di portargli qualche pubblicità e gli articoli per il giornale, tanto le sigarette e i caffè li offriva lui. Né temeva le ritorsioni degli amministratori presi di mira dai giornalisti-ragazzini: dal Comune non arrivavano più commesse, ma bastava una sigaretta e un caffè per darsi coraggio e avviare la stampa del prossimo numero.

Franco,  Melina,  Vito, Mario hanno lasciato ricordi fortissimi, la loro passione ha segnato indelebilmente la città. Immaginiamo nella Distilleria cenacoli per ricordare queste “Vite”, incontri tra amici e tra chi desidera conoscerle o semplicemente un centro di ricerca sulla vita di Gioia.

A tutti i cittadini verrebbe data la possibilità di segnalare, singolarmente o in gruppo, le “Vite di Gioia”. L’ultima decisione spetterebbe al Comitato.

Ovviamente per la disponibilità dell’immobile bisognerà attendere che si insedi in primavera la nuova Amministrazione, che potrebbe avere un’altra idea sull’uso dell’ex Distilleria. Ma di immobili ristrutturati ce ne sono: pensiamo alla ex scuola media Losapio che dovrebbe ospitare la biblioteca e che potrebbe diventare il contenitore di queste “Vite”, il caveau della memoria di Gioia, ma anche centro di promozione culturale. Se poi il progetto non piacerà alla nuova Amministrazione la scelta dovrà ricadere su un’altra opzione di natura privata.

Certo è che in un paese come Gioia, da sempre diviso e rissoso, ritrovarsi uniti nel ricordare e condividere storie di passioni di “maestri di vita”, maestri che spesso non sono meno interessanti di quelli riconosciuti dalla “grande cultura” a cui pure di abbeveriamo, non è una cattiva idea, anzi forse sarebbe la prima nata in una piccola comunità.