Tributi ai privati. Una proposta

A fine ottobre 2012 con delibera n.89 del 25/10/2012 la Giunta del Comune di Gioia del Colle ha bandito una gara pubblica per “l’affidamento delle attività di supporto per la riscossione spontanea e di accertamento (stampa, spedizione e rendicontazione)” di tutte le entrate comunali. I motivi, principali, alla base della scelta sono individuabili, da parte della Giunta, in: • impossibilità della costituzione di un Ufficio Unico delle Entrate Comunali per mancanza di personale idoneo, difficoltà a programmare corsi di formazione e reperire attrezzature adeguate (informatiche e non) per la gestione dell’intero processo;• convenienza economica; • efficacia del servizio per la presenza di risorse qualificate per il front-office e di strumenti informatici all’avanguardia (forniti dall’aggiudicatario); Con determinazione dirigenziale n. 991 del 28/11/2012 il bando è stato approvato e pubblicato. Nel mese di gennaio l’opposizione (privati cittadini e alcuni consiglieri) ha portato alla ribalta il “caso” chiedendo che la delibera fosse ritirata sia per mancato rispetto della normativa vigente (di questo ci siamo già occupati in questo articolo http://www.gioianews.it/opinioni/744-servizio-tributi-facciamo-chiarezza) che per i costi elevati (l’analisi del bando e della relazione economica da cui parte è stato oggetto di quest’altro articolo http://www.gioianews.it/opinioni/756-tributi-ai-privati-l-analisi-economica). Nel Consiglio Comunale del 22/01/2013 è stata discussa e bocciata le proposta di revoca in autotutela, della delibera di Giunta, avanzata dalla minoranza. All’inizio di febbraio 2013 si è costituito il Comitato Promotore di un Referendum cittadino per l’abrogazione della deliberazione n.89 del 25/10/2012. La procedura del bando non è stata interrotta e, nei prossimi giorni, la commissione di gara valuterà le domande di partecipazione ricevute. Il Consiglio Comunale convocato per il 12/03/2013 prevede, tra i punti all’ordine del giorno, la “costituzione della commissione per l’ammissibilità del referendum”. Vista la “sensibilità” dei servizi coinvolti dal bando e il (giusto) clamore che ne è scaturito, riteniamo opportuno approfondire la questione anche con uno sguardo a quello che accade in altre realtà, al fine di provare a formulare una proposta alternativa. Analizzando il mercato dei servizi offerti alla Pubblica Amministrazione da società private nell’ambito della riscossione dei Tributi le soluzioni proposte, nella maggioranza dei casi, possono sintetizzarsi nelle seguenti: 1. Fornitura software e formazione personale dell’Ente; 2. Fornitura software, formazione e supporto per operazioni particolarmente massive (es. emissione ruoli, bollettazione, ecc.); 3. Esternalizzazione del servizio con struttura propria della società esterna. Tralasciando gli aspetti normativi (di cui si è già parlato) ciascuna soluzione presenta dei pro e dei contro e, soprattutto, persegue obiettivi diversi (con costi diversi ovviamente). La prima soluzione è indicata per realtà con una struttura organizzativa con un elevato livello di informatizzazione dei funzionari addetti all’utilizzo del software di gestione. Una scelta di questo tipo è quella con il più alto profilo di “crescita” per l’Ente, perché consente l’innovazione tecnologica degli strumenti e, al contempo, conserva il patrimonio di know how e professionalità del personale interno. Di contro, come già detto, richiede una struttura organizzativa con un elevato livello di conoscenza dei moderni strumenti di information technology.

Il costo di tale soluzione è sostanzialmente identificato nell’acquisto del software (compresa la relativa formazione) più un eventuale canone per la manutenzione correttiva. Tale costo può essere quantificato (rapportandolo al numero di abitanti) variabile (a seconda dei casi) tra 0,50 e 1 euro per cittadino all’anno. La seconda soluzione prevede, oltre quanto evidenziato per la soluzione 1), un affiancamento di risorse della società fornitrice solo per specifiche attività particolarmente complesse o onerose (in termini di tempo). E’ quella che meglio si adatta per realtà con strutture organizzative non particolarmente complesse ma, comunque, in grado di coprire la maggior parte dei servizi in piena autonomia. Questo tipo di scelta permette una certa elasticità nel gestire eventuali picchi nei carichi di lavoro (ricorrendo al supporto esterno) e, pur creando un minimo di “dipendenza” dall’intervento della società fornitrice, garantisce una crescita continua delle competenze del personale interno. I costi, in questo caso, sono per la maggior parte certi e identificati (acquisto software e formazione + canone fisso di manutenzione) ma vi è un parte variabile (interventi di affiancamento della società per particolari attività). Il costo può oscillare tra i 5 e gli 8 euro per cittadino all’anno. L’ultima soluzione è quella classica di esternalizzazione completa del servizio. La società fornisce, oltre agli strumenti informatici, una sua struttura organizzativa che si occupa di gestire l’intero servizio. E’, solitamente, adottata nei casi in cui l’Ufficio Tributi dell’Ente non dispone di personale e/o strumenti sufficienti all’erogazione dei servizi e quindi svolge, essenzialmente, funzioni di controllo della struttura esterna. Questa scelta porta benefici di breve/medio termine (che chiaramente costano), in quanto la struttura di gestione è subito operativa e costituita da professionisti (si spera) del settore. Ma nel lungo termine determina un impoverimento del patrimonio di know how dell’ente che sempre più sarà dipendente dalla struttura esterna. L’inversione di tale tendenza richiederà, successivamente, notevoli investimenti in personale e formazione. I costi sono stimabili tra gli 11 e 15 euro per cittadino all’anno. La soluzione prospettata dalla Giunta del Comune di Gioia del Colle rientra, sia per quanto previsto nel capitolato di gara (in particolare l’ART. 6 OBBLIGHI DELL’APPALTATORE recita “1. L’appaltatore diventa titolare della gestione del servizio, assumendone l’intera responsabilità, subentrando in tutti gli obblighi e diritti previsti dalle disposizioni in vigore.), che per i costi preventivati, nella terza ipotesi. Infatti è previsto un importo a base di gare di € 1.780.000,00 per 5anni, considerando una riduzione dovuta ai ribassi possiamo ipotizzare € 1.600.000,00 per 5 anni ossia € 320.000,00 all’anno che diviso per 28.000 abitanti porta ad un costo per cittadino all’anno pari a 11,43 euro. Per una realtà come la nostra crediamo che l’opzione più adeguata sia la 2), opportunamente dimensionata sulle specificità del nostro ente. In particolare con l’acquisto del software si potrebbe chiedere al fornitore di integrare nel portale del Comune, una serie di servizi web per permettere al cittadino di: • Conoscere la sua situazione creditoria/debitoria nei confronti dell’ente; • Effettuare i pagamenti on line; • Avere informazioni catastali sugli immobili di proprietà; • Visionare le multe e pagarle on line; • Richiedere certificati on line; • Compilare le dichiarazioni (per i tributi) direttamente on line. In questo modo il cittadino percepirebbe l’innovazione del servizio che per risultare di qualità deve essere sì efficiente (quindi raggiungere l’obiettivo al minor costo possibile) ma anche efficace (cioè rilevabile da chi ne fruisce). Una soluzione di questi tipo è stata adottata dal Comune di Matera (http://matera2.servizilocalispa.it/EDGT/Edgt_AccessManager/PublicDir/CoverPage.aspx) con ottimi risultati. Il servizio costa al Comune di Matera circa 400.000,00 all’anno e serve una popolazione di circa 62.000 abitanti. Rapportando il dato al nostro comune (quindi con una popolazione del 55% inferiore) e tenendo conto che quella materana è una realtà più complessa (si pensi ad esempio alla gestione della tassa di soggiorno) si può ipotizzare, andando per eccesso, un costo annuo (nel nostro caso) di 200.000,00 euro per lo stesso tipo di servizio. Questo porterebbe ad un costo per cittadino all’anno pari a 7,14 euro (perfettamente in linea con quanto previsto per una soluzione di questo tipo). L’orizzonte temporale del progetto potrebbe essere di 4 anni (più eventuale rinnovo di 1 o 2 anni) e si potrebbe usare questo lasso di tempo per incrementare le risorse dell’ufficio tributi (anche con opportune incentivazioni se necessario). In questo modo dopo 4/5 anni si potrebbe adottare una soluzione di tipo 1) con il solo costo dell’assistenza correttiva al software (più eventuali evoluzioni da contrattare di volta in volta). E’ un’ipotesi che necessita sicuramente di ulteriori approfondimenti ma, crediamo, possa essere una buona base di partenza nell’interesse della collettività.

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