Bentornato Teatro Rossini

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Bentornato Teatro Rossini.
E’ tornato, almeno per una sera, quel ‘Rossini’ a cui in tanti sono stati legati per oltre un decennio. Amanti del teatro che non necessariamente si erano iscritti al partito del Kismet, che hanno vissuto quel luogo non solo come un semplice contenitore di recite, ma come luogo di socializzazione, inclusivo e con un’anima.
Ieri sera, 14 novembre, un recital di Nunzia Antonino, con la regia di Carlo Bruni e l’accompagnamento musicale di Paolo D’Ascanio (fisarmonica e pianoforte) ha aperto come anteprima la stagione teatrale del nuovo corso politico.

L’assessore alla cultura De Giorgi ha voluto ricordare proprio le stagioni di quel passato, tra cui quella de “La cura dell’orlo” una delle migliori con Carlo Bruni direttore del Rossini.
In questi anni invece l’ex sindaco Longo ha voluto cancellare la cifra culturale di un intero decennio marchiato a fuoco dall’assessore Pino Dentico. L’unico, di cui solo oggi tutti si affrettano a riconoscerne i meriti, che è riuscito a segnare una linea decisa e di personalità alla cultura gioiese. Un progetto che è stato successivamente cestinato dal sindaco Vito Mastrovito, che un bel giorno decise di liquidare Dentico senza nemmeno dirglielo, e poi bandito definitivamente dall’ “Ora si cambia” del sindaco Longo.

Il Teatro Rossini dell’era Longo, guidato da Vito Marvulli, è stato un incrocio tra il teatro pedagogico (l’insistenza sui cosiddetti classici), lo scimmiottamento dei modelli televisivi (i nomi della tv come richiamo al botteghino) e altri fenomeni di avanspettacolo, compresi surreali incontri pomeridiani stile talk show. Senza parlare della infausta bizzarria di realizzare un caffè letterario, che non solo non è mai decollato, ma è servito a devastare il profilo del foyer inferiore.

Ieri sera ad un tratto è tornata la sobrietà. La splendida interpretazione di Nunzia Antonino ha portato tanta positività, ed ha ricreato l’antica magia. Un recital che è stato un inno all’inclusione, alla meraviglia, alla fede, alla giovinezza e alla bellezza. Un’attrice di altissimo livello che si è emozionata quando ha ricordato il suo passato nel Rossini e ci ha reso tanto orgogliosi dei fasti del nostro recente passato culturale.

Certo non è stato bello vedere le prime file deserte, riservate ad assessori e consiglieri comunali che invece hanno snobbato la ‘prima’, fatta eccezione per i consiglieri Bradascio e Lucilla e gli assessori De Giorgi e Taranto oltre al sindaco Povia.
In una comunità il teatro è ancora un simbolo, come la biblioteca ed il municipio, e la ‘prima’ è un appuntamento mondano ma pur sempre il trionfo dell’appartenenza ad una comunità.
Una comunità che si dovrebbe ritrovare insieme dimenticando i colori politici, per festeggiare l’apertura di “un bene comune” e che si dovrebbe stringere attorno ad un sentimento primario per una città come è la cultura.
Questa è ancora una città frastornata, invelenita da rancori personali, polemiche da cortile e giochi di ruolo al cui centro c’è unicamente l’esercizio del potere.Questa amministrazione non ha ancora maturato un progetto di città ma nessuna altra forza politica ci ha disegnato un modello alternativo.
La serata di ieri è stata però un primo piccolo segnale di un ritorno ad antiche virtù.
La cultura dovrebbe essere al centro di ogni proposta di gestione della città, soprattutto quando la nostra, tiene in grembo potenziali miniere d’oro di cui si discute da anni ma che nessuno ha mai valorizzato.
Ai politici locali avrebbe fatto bene, almeno per una sera, farsi pervadere dalla bellezza delle parole di Nunzia Antonino. La bellezza salverà il mondo, diceva Dostoevskij.

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