TANGENTI/ L’INCHIESTA – 2a PARTE “Bisogna preparare il bando”

“Lì bisognerebbe proprio preparare il bando”.  E’ il 4 novembre del 2013 quando per la prima volta gli investigatori iniziano a comprendere su cosa sta lavorando l’imprenditore immobiliare Antonio Posa.

Posa parla con il commercialista di Acquaviva, Vito Antonio Martielli, nel cui studio nei giorni precedenti Posa aveva accompagnato anche il sindaco Povia. Ed è in questa conversazione che viene pronunciata la parola “bando”. Nello stesso giorno i finanzieri capiranno anche di cosa si sta parlando. Posa infatti chiama un imprenditore di Altamura, Graziantonio Pallotta, che non risulta indagato.

Pallotta chiede notizie “delle case popolari”. “Sto già procedendo – risponde Posa – sto preparando il bando … mi hanno già mandato una bozza, la devo far vedere a chi di competenza, dopodiché verrà fatto il bando per poter procedere”. Dunque a questo punto l’elemento in mano agli investigatori è: la preparazione di un bando che ha a che fare con le case popolari. Ma ancora non si intravede il reato che invece ci sarebbe se si trattasse di un bando, destinato a essere pubblicato da un comune, manipolato a dovere perché a vincerlo sia una determinata ditta.

A questo punto l’allerta degli uomini della Guardia di finanza è massima, anche perché Posa inizia a chiamare Povia e la sua segreteria per fissare un nuovo appuntamento nello studio di Martielli ad Acquaviva. Ma l’incontro viene concordato direttamente con Povia alle 9 di venerdì 22 novembre negli uffici del Comune: secondo gli investigatori vi partecipano il sindaco, l’ing. Nicola Bartolomeo Laruccia, dirigente dell’Ufficio urbanistico comunale, informato personalmente da Posa. Di cosa si sia discusso nella riunione è lo stesso Posa a rivelarlo in una telefonata effettuata nella stessa giornata a un tal Franco, dipendente di una banca: “Oggi – racconta Posa al suo interlocutore – abbiamo fatto l’incontro al Comune con il sindaco, l’ingegnere comunale e Vito Martielli … vi sono richieste al comune di Gioia di 247 alloggi … ma io i terreni ce li ho per fare 100 …pure 300 ne posso fare … con tutti i suoli che ho …lunedì sera abbiamo un altro appuntamento per vedere di andare avanti”. Sono tanti i tasselli che ancora mancano per inquadrare bene la faccenda.

C’è infatti il dubbio che non un bando pubblico da truccare sia al centro degli incontri ma un’altra formula  che renderebbe al limite plausibile una trattativa preliminare con l’amministrazione, come il project financing, ossia una proposta che si avanza a una amministrazione per realizzare, a proprie spese, un’opera pubblica che poi viene ripagata dall’ente interessato man mano che la utilizza: nel caso di alloggi, quando vengono venduti o presi in affitto e assegnati alle famiglie bisognose o che hanno diritto ad accedere al loro acquisto, l’azienda viene ripagata nel tempo.

Anche per questa formula si fanno i bandi, ma può anche esserci anche una offerta-proposta unilaterale. Nel caso di Posa, ad esempio, ci troviamo dinanzi a un imprenditore che ha la proprietà dei suoli in aree edificabili e che pensava di rivolgersi per il finanziamento alla Cassa depositi e prestiti. E gli stessi investigatori spiegano che in effetti l’incarico che Posa aveva dato al commercialista Martielli sarebbe stato, almeno inizialmente, proprio quello di redigere una proposta di project financing.

Il 25 novembre Posa e Laruccia si danno appuntamento nel bar di una stazione di servizio sulla via di Noci dove attendono anche Martielli. Il 27 novembre (2013) in una telefonata Posa chiede a Laruccia di vedersi nuovamente dopo che ha letto un non meglio specificato documento. Posa dice chiaramente di non voler parlare più di tanto al telefono. Agli occhi e alle orecchie degli investigatori si tratta di comportamenti che iniziano ad essere molto sospetti soprattutto alla luce di quel che dirà Posa in una telefonata intercettata il 29 novembre del 2013.

(continua…)

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