Slow Food: depositate 150mila firme contro il latte in polvere nei formaggi

Anche Slow Food si è schierata ufficialmente contro la possibilità di usare il latte in polvere nella produzione dei formaggi non a marchio di origine controllata. Una nuova direttiva europea, questa, che metterebbe in ginocchio l’intero comparto dell’industria casearia di qualità a Gioia del Colle, patria della mozzarella vaccina.

Il presidente di Slow Food Gaetano Pascale ha sempre avuto le idee chiare a riguardo: “Il latte in polvere non può essere utilizzato per i formaggi, appiattirebbe tutte le differenze e cancellerebbe la biodiversità e le differenze che rendono speciali i formaggi”.

E ieri, con una lettera al ministro per le Politiche Agricole Maurizio Martina il Presidio del Gusto ha consegnato virtualmente la petizione con 150 mila firme, raccolte ad Expo e alla manifestazione Cheese, per la difesa della legge italiana che vieta l'uso del latte in polvere nella produzione dei formaggi.

"Ancora una volta – dice Pascale – abbiamo ritenuto opportuno intervenire a difesa del settore lattiero caseario intercettando un rischio e facendoci portavoce dell'opinione di 150 mila persone pronte a difendere la legge, il loro diritto alla trasparenza e con essa centinaia di piccole produzioni e il patrimonio di latte, mestieri, tecniche, tradizioni e comunità che custodiscono".

"Sia il Ministro Martina sia il Vice Ministro Olivero – prosegue il presidente Pascale – ci hanno già assicurato di non voler abrogare la legge (legge 138 del 1974 che vieta l’uso di latte in polvere nella lavorazione dei derivati del latte. N.d.r), ma abbiamo voluto estendere la nostra richiesta indirizzando la petizione anche alla Commissione, al Parlamento e al Consiglio europei, oltre che alla Direzione Generale Agricoltura e sviluppo rurale, perché vorremmo che anche gli altri paesi europei scelgano la strada della qualità e della sostenibilità, sposando la legge".

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