Roberto Cazzolla ricercatore dell’anno in Siberia

Anche i cani hanno una coscienza.  Un esperimento etologico ha dimostrato che sanno bene chi sono.  Al gioiese Roberto Cazzolla Gatti il merito di questa straordinaria scoperta. I risultati dello studio sono stati di recente pubblicati sulla rivista «Ethology, Ecology and Evolution» e posti in risalto dal web anglosassone, come il noto Daily Mail.

La ricerca gli è valsa anche il titolo di ricercatore dell’anno da parte della Tomsk State University (Siberia) dove è professore associato nella Facoltà di Biologia e ricercatore nel Laboratorio di Diversità Biologica ed Ecologia. In questi giorni è a Gioia per una breve vacanza e lo abbiamo incontrato.

Professore come si trova in Siberia?
«All’inizio pensavo che avrei avuto difficoltà a viverci.  Invece mi sono subito adattato. In questo sono stato molto agevolato dalla gente del posto. Molto disponibile e con uno spiccato senso della solidarietà. È assai diffuso il sentimento della cooperazione e dell’aiutarsi a vicenda.  Molto sentito il senso dell’ospitalità. Del tutto assente la competizione. La meritocrazia è sempre riconosciuta, come dimostra il premio che mi è stato assegnato quale ricercatore dell’anno. Sapete, dovevo partecipare alla cerimonia proprio oggi, ma ho preferito declinare l’invito per godermi Gioia».

L’essere italiano aiuta?
«L’Italia per i russi è calore, libertà, cultura. Il made in Italy è molto richiesto. Soffrono molto delle restrizioni imposte dall’embargo. Gli mancano i nostri prodotti. In primis gli manca tanto il nostro Parmigiano Reggiano. Alcuni colleghi mi hanno chiesto di rientrare con una buona scorta. Sarà difficile esaudirli, i controlli sono rigidi, porterò loro un piccolo assaggio».

Come si trova nell’Università?
«Molto bene, Tomsk è una bellissima città di 600mila abitanti, di cui 100mila sono studenti. È un polo di primaria importanza scientifica e didattica con una nutrita presenza di associazioni ambientaliste. Per questo è considerata la terza sede universitaria  della Russia dopo San Pietroburgo e Mosca. All’interno del mondo accademico è di rigore l’uso dell’inglese. Da gennaio, però, comincerò a studiare il russo. E’ molto importante conoscerlo».

Oltre alla docenza e la ricerca, Lei è anche un fotografo documentarista, cosa prevede per il futuro?
«Dal 9 al 26 gennaio prossimi sarò nel Gabon per la realizzazione di percorsi eco-turistici, un progetto sostenuto dalla “Fondation  Internationale  Gabon Eco-tourisme”.  Nei prossimi mesi cercherò di portare avanti un programma di collaborazione con l’Università di Calcutta sugli effetti dei mutamenti climatici. Poi, se sarà possibile e comunque in periodi favorevoli, mi piacerebbe esplorare alcune aree sconosciute della Mongolia. Ah, dimenticavo, a gennaio è prevista la pubblicazione del mio ultimo libro: “Animali non umani”, con una raccolta di miei saggi sul rapporto tra l’uomo e gli altri animali…».

Roberto Cazzola a soli trent’anni ha collezionato tanta esperienza. La sua passione per la salvaguardia della natura e dell’ambiente è molto nota ai gioiesi.  Per alcuni anni  ha  coordinato  con il  WWF e  il Corpo Forestale dello Stato, in qualità di biologo, il recupero e il primo soccorso della fauna selvatica in difficoltà. Rappresenta un esempio di successo per le nuove generazioni. Uno dei tanti cervelli costretti a lasciare la propria terra per sviluppare studi e ricerche. Uno dei tanti bloccato dalla carenza di fondi o dalle baronie che popolano i nostri centri accademici. Ci ha salutato con una confidenza: il suo prossimo traguardo sarà quello di ritornare in Italia, magari con un incarico in un ateneo pugliese. Quando accadrà noi saremo felici di accoglierlo.

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