Il Posto Perfetto: Tommaso Lillo racconta il suo libro

Qualche mese fa ho ricevuto un incarico agricolo e commerciale da un’azienda del settore, per cui ho dovuto aggiornarmi su alcune dinamiche e ricerche di mercato. Ho ripreso alcuni vecchi contatti fuori dalla Puglia e la mia memoria ha ricostruito situazioni, frasi idiomatiche, aneddoti e fatti realmente accaduti e raccontati.
Questa condizione, insieme con alcuni miei scritti mai pubblicati risalenti ai primi anni Duemila ha prodotto una specie di sceneggiatura fatta di dialoghi semplici tra due o più protagonisti inventati, ma che riprendono vecchie e nuove storie unitamente alla personale considerazione dello spaziotempo compreso nella vita terrena di un individuo. Alcune letture poi hanno completato una mia minima conoscenza dello scambio termico e delle informazioni (queste ultime chiamate “Data” dagli addetti ai lavori) portando all’attenzione il mondo oggettivo; l’importanza di combattere l’indolenza, e la necessità di dinamismo per vivere la realtà contemporanea; specie se si è nati nei decenni di passaggio tra gli anni Ottanta e i primi anni del terzo Millennio (Generazione Ypsilon) come i personaggi del libro.

Il Posto Perfetto è ambientato in un comune della Puglia centrale, e doverosamente si esaltano le peculiarità di Gioia del Colle e dei paesi del territorio circostante. Parla di attualità, ma anche di storia e futuro e pone l’accento su alcuni accadimenti dell’estate appena trascorsa che hanno una valenza lunga come la firma della Carta di Leuca che si prefigge il dialogo tra le diverse religioni. Alcuni concetti fondamentali della fisica vengono spiegati associandoli al gioco del calcio e alla tradizione casearia che comincia proprio a Gioia agli inizi degli anni Venti e diventa impresa nell’immediato secondo dopoguerra con i fratelli Francesco e Sebastiano Capurso. È un mio omaggio a queste due personalità con le quali ho avuto un rapporto particolare e insolito tra il 1978 e il 1980. Francesco si recava quotidianamente al magazzino di ingrosso ortofrutticolo di mio zio Michele Lillo dove io lavoravo come ragioniere; faceva la spesa per una tavola in comune con la famiglia dell’altro fratello e a mezzogiorno ricambiava con latticini vari che zio Michele divideva con tutti i suoi dipendenti compreso me. Sebastiano invece era avversario fisso di mio padre Peppino in quella tiratissima briscola a quattro che si disputava tutte le sere nell’Associazione Caseari in quel tempo stante a fianco al Bar Italia in via Garibaldi. Gli sfottò di gioco e i riferimenti a quanto si consumava a pranzo erano ricorrenti e divertentissimi. L’anno dopo lasciai la chiazzetta e presi il viale dell’esportazione all’estero.

Questa esperienza, oggi difficilmente ripetibile, e che scherzosamente definisco “alternanza lavoro – scuola” mi ha portato a raccontare, con un lessico famigliare, i ritmi della mia fortunata generazione. I più dei miei coetanei oggi fa i conti per la pensione, mentre gli autonomi come me considerano di aver vissuto i tempi in cui non c’era la corrente elettrica in casa fino all’odierno limitare dell’intelligenza artificiale. Quella mente sintetica che un autorevole studio giapponese suddivide in 6 livelli: al terzo c’è lo smartphone; al quinto le tecnologie e gli strumenti si aggiornano e si riparano da soli con il cloud, l’uomo è quasi scomparso. Il sesto livello è la conoscenza di un’intelligenza superiore a quella umana.
La forza e la speranza del libro e dell’uomo ripongono nell’amicizia, nell’amore e nella facoltà di seguire le stagioni delle motivazioni e dei sentimenti.

Il Posto Perfetto è disponibile nella Libreria Librellula e Minerva, presso il bar Gran Caffè e l’edicola-cartoleria Eureka.