Parla Rosa Addabbo dopo la fine dell’Amministrazione Lucilla

Rosa Addabbo, la consigliera di maggioranza di Solidarietà e Partecipazione che il 16 maggio scorso si astenne in Consiglio sul punto riguardante il Dup, propedeutico al Bilancio, parla dopo quasi 20 giorni, raccontando 22 mesi di amministrazione Lucilla e dando la sua versione dei fatti degli ultimi giorni dell’amministrazione Lucilla.

Racconta dei modi in cui si discuteva dei problemi della Città in maggioranza, di come il suo lavoro sui conti comunali non è stato mai considerato, di come non si è stati in grado di sbloccare l’uso di cifre importanti e di come il Bilancio non approvato in Consiglio non avesse nessuna visione sulla Città e anzi ne strangolava diversi settori.

In una conferenza stampa, Rosa Addabbo, che di mestiere si occupa di ragioneria per gli enti locali, precisa subito che “la discussione sull’approvazione del Bilancio, non è il punto di partenza, ma l’epilogo di una serie di rilievi e relative soluzioni proposte per il bene della collettività, di fatto mai accolte”. E qui ritorna lo stesso problema che a ottobre 2017 denunciarono i consiglieri De Rosa e Zileni, cioè la mancanza di comunicazione tra giunta, sindaco, maggioranza e gruppi consiliari. E infatti i rilievi posti da Rosa Addabbo ad esempio sulla piena attuazione della campagna di comunicazione sul porta a porta da parte di Navita per 300mila euro circa e mai effettivamente partita nella sua totalità diventa lettera morta, nessuna risposta. Come non abbia ricevuto risposta sul problema del pagamento di parcelle legali risalenti ad incarichi dati senza preventivare alcuna spesa, senza rideterminarle in base all’andamento delle cause, ad esempio.

Tutta una questione di metodo, si dice. Perché le promesse di un maggior coinvolgimento delle scelte in cambio di una rinnovata fiducia al Sindaco Lucilla al ritiro delle sue dimissioni di novembre, così come una rendicontazione periodica dell’operato degli assessori, sarebbero state disattese. Proprio per questo motivo Addabbo afferma che già da gennaio minacciava l’astensione sul Bilancio, come extrema ratio per un cambio di rotta dei rapporti. Ancora di più, perché ad inizio anno si decise di accorpare l’ufficio tributi e l’ufficio ragioneria, rallentando il delicato lavoro di entrambi i settori, avendo ripercussioni sul Bilancio. E infatti la Tributi Service, che a Gioia del Colle si occupa della riscossione dei tributi, a seguito di contestazioni con botta e risposta col Comune ha una battuta di arresto non riuscendo a recuperare l’evasione e a ritardare l’invio delle bollette della Tari di quest’anno.

Un Bilancio, dice Rosa Addabbo, “pesantemente condizionato da posizioni debitorie non correttamente gestite nel precedente esercizio, come le utenze non pagate cedute alla Farmafactoring, la sentenza della curatela fallimentare Perilli/sme/Comune di Gioia e una richiesta di indennità di esproprio risalente al 2002 giunta appena un paio di mesi fa”.

Per far fronte a queste voci che avrebbero potuto essere gestite diversamente, con un maxiemendamento molto tecnico da presentare in Consiglio comunale si andava a tagliare il terzo settore, in particolare il trasporto per i disabili, il contributo a famiglie con minori, decurtando anche le cifre per la manutenzione delle strade e del patrimonio comunale in generale. “È del tutto evidente – precisa – che l’urgenza era approvare un Bilancio in equilibrio e che nel corso dell’anno alcune cose potevano essere migliorate”.

Quale sarebbe stata una possibile soluzione ad una tale situazione? Addabbo rivela di aver parlato con il Sindaco della possibilità che il Comune richiedesse spazi finanziari per opere pubbliche, rispondendo ad un avviso della Regione Puglia e dell’Anci, avendo la possibilità di utilizzare l’avanzo vincolato pari a 1,722479 milioni di euro che sarebbe potuto servire per rifare, ad esempio, il manto stradale di tutta Gioia del Colle. Ma anche questa dritta cade come lettera morta, “Una occasione mancata per l’immobilismo sui vincoli di bilancio”, dice Addabbo.

E questa è la parte tecnica, perché c’è anche una parte politica che racconta quello che sembra veramente successo tra il Consiglio comunale del 10 maggio e quello del 16, considerato che il 17 era la data ultima imposta dal Prefetto di Bari per approvare il Bilancio, pena il commissariamento. Il 10 maggio Rosa Addabbo si astiene su un punto del Consiglio, ma lo stesso passa perché tra le fila delle opposizioni vi è un assente. Il Sindaco ritira gli argomenti e il Consiglio viene rimandato. La maggioranza si chiude in stanza, ad Addabbo viene fatto dire che si sarebbe dimessa. Parte un comunicato stampa che ne da notizia. La sera successiva Addabbo e Lucilla si vedono e il Sindaco le offre l’assessorato al Bilancio. “Lungi da me volere questo incarico – dice la ex consigliera – per tanti motivi, sia familiari, sia lavorativi. Vista questa apertura del Sindaco, che finalmente faceva cadere il tabù dell’inviolabilità della Giunta, chiesi di individuare una figura più preparata anche politicamente. La risposta del Sindaco fu però che la Giunta non poteva aprirsi ad esterni e che avrebbe provveduto a potenziare il suo staff con un tecnico”. Ma Rosa Addabbo non ci sta e invece il 16 maggio mattina arriva in Consiglio e si astiene su un punto propedeutico al Bilancio. “Il mio era un segnale forte, preso atto della situazione si sarebbe dovuta aprire una discussione nel merito della mia decisione”. Invece il Sindaco ritira nuovamente i punti in Consiglio e si chiude con i suoi nelle sue stanze, tranne Addabbo.

Le strategie difensive si moltiplicano. Cosa fare ora? La mattina seguente Addabbo dichiara di essere pronta a dimettersi, di modo da permettere di convocare velocemente il Consiglio e approvare il Bilancio. Tutto avviene però molto velocemente. Gli assessori si riuniscono, decidono di fare anche Giunta e poi insieme al Presidente del Consiglio e 6 Consiglieri comunali decidono però di dimettersi, mettono quindi fine all’amministrazione Lucilla.