LATTE IN POLVERE / L’Ue valuta il “no” dell’Italia

La Commissione europea sta valutando la normativa italiana che vieta l’utilizzo di latte in polvere per produrre latticini. Era stata proprio la Commissione a consentire l’uso del latte in polvere sollevando le proteste dei titolari dei caseifici italiani e soprattutto pugliesi, in particolar modo in quei distretti produttivi, come quello di Gioia del Colle, in cui la lavorazione dei latticini rappresenta un settore trainante dell’economia.

A protestare sono stati anche gli allevatori: il latte in polvere infatti arriva prevalentemente dall’estero il che avrebbe provocato una riduzione della vendita del latte fresco e un ulteriore calo dei prezzi. Daniel Rosario, portavoce del commissario europeo all'agricoltura, Phil Hogan, ha confermato di aver ricevuto la lettera con cui l’Italia informa Bruxelles della normativa che vieta il latte in polvere. Sarà adesso la Commissione a valutare se il divieto contrasta con la normativa comunitaria o se vi sono spazi per accettarla.

Roma conferma nella lettera il suo no alla produzione di formaggi e latticini dal latte in polvere mantenendo un divieto che esiste da sempre, in quanto questo prodotto era soggetto ad agevolazioni fiscali perchè destinato agli animali. Bruxelles aveva avviato una procedura contro l’Italia per contestare la violazione della normativa europea, contestando una possibile limitazione delle importazioni del latte in polvere che contrasta con le regole del mercato unico. Non solo. La Commissione aveva fatto notare come le produzioni di latticini Dop e Igp erano già protette perché obbligate a usare il latte fresco.

Tuttavia l’Italia ha il problema delle produzioni standard molto diffuse sul territorio, come la mozzarella di latte vaccino.

Il commissario europeo all'agricoltura, Phil Hogan, ha avanzato una proposta: "Un'adeguata alternativa al divieto di impiegare latte in polvere nella produzione lattiero-casearia – ha detto –  potrebbe essere un'etichettatura appropriata dei prodotti". "Gli Stati membri – ha spiegato Hogan – possono adottare disposizioni che richiedono ulteriori indicazioni obbligatorie per tipi o categorie specifici di alimenti, a condizione che tali indicazioni siano giustificate, ad esempio, per proteggere i consumatori e per prevenire le frodi".

Insomma secondo Hogan basterebbe indicare nelle etichette che la mozzarella è fatta con latte fresco per risolvere la questione. Ma evidentemente si tratta di una soluzione molto ambigua perché il consumatore potrebbe essere disorientato facilmente, ad esempio, con indicazioni negli ingredienti, scritti di solito con grandezze microscopiche, di uso misto di latte fresco e latte in polvere, ma soprattutto dal prezzo che con il latte in polvere si abbasserebbe non poco.

E poi c’è la posizione degli allevatori. Infine si diffonderebbero le frodi visto che una volta trasformato in liquido il latte in polvere è difficilmente individuabile a meno che il suo uso non venga accertato all’interno dei laboratori. 

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