La Nato potenzierà l’aeroporto di Gioia

L’aeroporto militare di Gioia del Colle torna al centro dell’interesse della Nato. La situazione critica del Mediterraneo impone il potenziamento di tutte le strutture difensive del Sud Europa.

Negli ultimi anni infatti l’attenzione si era concentrata su altri versanti, scenari che avevano visto la base del 36° stormo di Gioia passare in secondo piano dopo aver svolto nella crisi del Golfo e nella crisi balcanica un ruolo fondamentale da un punto di vista strategico e logistico.

Il 21 luglio il maggiore Van Den Boodem, rappresentante del NATO Joint Force Command di Lago Patria (Napoli) e proveniente dall'Air Component Command di Ramstein (Germania), ha effettuato una visita ispettiva presso l'aeroporto militare nell’ambito di una ricognizione finalizzata alla programmazione degli investimenti a lungo termine della Nato. “Il programma – si legge in una nota dell’Aeronautica –  ha lo scopo di rafforzare la pace, la stabilità e la sicurezza dei Paesi membri condividendo progetti di crescita, sviluppo, standardizzazione ed ottimizzazione delle risorse critiche”.

Le caratteristiche della base di Gioia, che nei momenti di alta tensione ed emergenza internazionale, ha accolto consistenti presenze di forze Nato provenienti dagli Usa e dalla Gran Bretagna, rendono “il 36° Stormo  – si legge nella nota – un punto di riferimento per i programmi di investimento della NATO che si svilupperanno soprattutto nel potenziamento di quelle infrastrutture critiche nel supporto all'attività di volo, quali piazzali e piste volo, hangar manutenzione, depositi carburanti e magazzini per deposito di materiali”.

A guidare il maggiore Van Den Boodem nella visita è stato il Comandante dello Stormo, il Colonnello Andrea Fazi che ha tenuto un briefing introduttivo “sui compiti e sulla storia del 36° Stormo, enfatizzando il ruolo preminente ricoperto nella difesa dello spazio aereo nazionale e mettendo in risalto la partecipazione dell'Italia alle attività di Nato Air Policing sui cieli d'Islanda e Lituania”.

Fazi ha spiegato come “l'aeroporto militare di Gioia del Colle per la sua posizione strategica  è particolarmente adatto anche a svolgere le funzioni di Deployed Operating Base (DOB), ossia di base di rischieramento per forze aeree alleate per attività addestrative/operative, come in occasione del rischieramento della Royal Air Force nel corso della operazione "Unified Protector"  del 2011 in supporto del popolo libico”.

“La visita – continua la nota dell’Aeronutica –  è stata un'occasione di confronto, svoltasi in maniera itinerante tra le aree già oggetto di passati progetti di sviluppo finanziati dalla NATO e le aree che l'Aeronautica Militare ha proposto per i futuri potenziamenti”.

“I progetti illustrati e proposti – spiega l’aeronautica –  hanno tutti il minimo comune denominatore di sviluppare le capacità del supporto logistico dell'aeroporto militare riducendo l'impatto ambientale ed aumentando la sicurezza dei luoghi di lavoro”.

L'eventuale realizzazione di questi potenziamenti fornirebbe, infine, “un prezioso contributo allo sviluppo tecnologico ed economico del paese” ma anche e soprattutto del territorio gioiese e non solo. La massiccia presenza di militari Nato ha consentito in passato lo sviluppo del settore alberghiero in tutta la provincia di Bari, nonché del commercio di generi alimentari e non.

L’impatto economico della base sul territorio non è trascurabile e il fatto che la base sia tornata al centro dell’interesse della Nato conforta non poco visto che sembrava addirittura avviarsi verso un brusco e drastico ridimensionamento a favore delle basi Nato brindisine fino a quando il pericolo non si è riaffacciato sul Mediterraneo meridionale.

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