ITEA: i periti nominati dal tribunale a novembre presentano la loro relazione, ma il Comune non c’è. Liuzzi e Colacicco chiedono chiarimenti

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Nel febbraio 2019, nel cuore dell’ultima campagna elettorale per le amministrative, un decreto di sequestro preventivo aveva fermato le attività  del centro sperimentale ITEA, situato presso l’Ansaldo di Gioia del Colle.

Il centro era stato coinvolto in una serie di indagini che miravano a capire la reale pericolosità dell’impianto sperimentale di ossicombustione di ultima generazione (flameless), più volte oggetto di polemiche politiche a causa della possibile pericolosità dei rifiuti oggetto di sperimentazione . Sarà il caso di evidenziare che  ITEA sta realizzando negli U.S.A. un impianto pilota di piccola taglia dedicato all’applicazione carbone, in gran parte finanziato dal DOE (Department of Energy). Una seconda fase, dedicata alla realizzazione di un impianto dimostrativo di taglia significativa, finanziato dal DOE (Department of Energy), è al momento in fase di realizzazione. Un evento più unico che raro per il Congresso americano.



Tuttavia, lo stesso decreto di sequestro del tribunale individuava come parte offesa della vicenda il Ministero dell’Ambiente ed il Comune di Gioia del Colle. Dal febbraio del 2019 però ci sono stati diversi sviluppi sulla vicenda e non ultimo proprio la presentazione della relazione di un collegio peritale nominato dal tribunale che avrebbe potuto dipanare ogni tipo di dubbio sulla nocività o meno dell’impianto se il Comune di Gioia del Colle ne avesse fatto richiesta o si fosse presentato alla seduta del 7 novembre, in cui gli esperti hanno presentato al giudice le loro controdeduzioni.

Questa è la contestazione che muovono i consiglieri comunali Maurizio Liuzzi e Donato Colacicco al Sindaco Mastrangelo con una interrogazione consiliare, perché il Comune di Gioia non non ha inteso partecipare all’incidente probatorio. Il Collegio peritale fu composto il 1 aprile e furono nominati dal GUP l’Ing. Fabio Ferranti, dell’Ispra Lazio, il Prof . Francesco Fracassi ed il Prof.  Carlo Zambonin, ordinari di chimica dell’Università di Bari.

Si chiedeva al collegio la verifica di alcune circostanze riguardanti gli impianti presenti nello stabilimento, i rifiuti/materiali in ingresso e in uscita, la conformità di gestione dei rifiuti alla normativa di settore e alle autorizzazioni in essere e la loro regolarità. Per questo motivo i periti tennero diversi sopralluoghi all’impianto e il 7 novembre si procedette all’esame congiunto dei periti da parte del Pubblico Ministero e al controesame degli stessi da parte degli avvocati costituiti.

Tutto questo, si legge dall’interrogazione, in assenza di rappresentanti del Comune, malgrado lo stesso fosse stato messo al corrente della celebrazione dell’incidente probatorio del 7 novembre 2019.

La questione potrebbe sembrare di lana caprina, se non fosse che le conclusioni dei periti avrebbero potuto chiarire molti dubbi sull’attività di Itea dal 2006 al 2019 e avrebbero potuto tranquillizzare la cittadinanza sulla sua non nocività, evitando ogni tipo di speculazione successiva.

Inoltre, l’esito dell’incidente probatorio è prova inoppugnabile che non può essere confutata in fase dibattimentale del processo. Il Comune avrebbe potuto approfittare dell’esperimento dell’incidente probatorio per chiarire fatti, osservazioni, date di emissioni di fumi dal camino del sito Ansaldo e rispondere già 8 mesi fa a dubbi sollevati da cittadini gioiesi su chi e quando si effettuano combustioni in quel sito.

Proprio dal verbale dell’incidente probatorio emergono infatti particolari di grande importanza per chiarire il tipo di sperimentazione condotta da Itea nel nostro territorio. L’impianto, in scala ridotta rispetto ad un classico inceneritore, ha effettuato una attività sperimentale di due mesi continuativi in quasi quindici anni di sperimentazione, non è stato mai “acceso” per più di 2-3 volte l’anno ed ha bruciato rifiuti pericolosi, con regolare autorizzazione, solo una volta nel 2012.

Insomma, al netto degli aspetti più tecnici della vicenda, dal verbale emerge chiaramente un dato inequivocabile.

Alla domanda se il collegio peritale ritenesse che l’attività di ITEA abbia causato una grave situazione di emergenza ambientale…, la risposta del presidente del collegio è secca: “Penso… rispondo a nome di tutti, siamo certi che non rappresenti alcuna emergenza ambientale”, mettendo probabilmente fine ad ogni speculazione sull’impianto.