Il racconto della Celebrazione di San Filippo al tempo del Coronavirus

Anche la festa patronale in onore di San Filippo è passata. Una festa tutta e solamente liturgica, perché l’emergenza sanitaria da Coronavirus ha vietato ogni tipo di assembramento. E il Comitato feste patronali ha voluto concentrarsi sulle Messe, 4, con l’ultima delle 18.30 nella quale il Sindaco di Gioia del Colle consegna le chiavi della Città nelle mani del santo.

Nessun luna park, nessun fuoco d’artificio, nessuna luminaria, nessuna banda, nessuna bancarella, nessun panino speciale, nessun cantante, nessuna processione: la parola d’ordine era niente gente accalcata e insieme. Se bisogna dare il buon esempio è giusto che lo facciano le istituzioni e si rinunci, almeno quest’anno, alla festa del paese. Tutto organizzato in meno di due settimane, alla luce dei protocolli firmati tra la Cei e il Governo per le celebrazioni delle Messe e delle ultime disposizioni della cosiddetta Fase2.



La Messa solenne è stata celebrata nelle Chiesa Madre, la cui capienza è stata calcolata per 137 fedeli al massimo. Di più significa pregiudicare gli spazi e la sicurezza di tutti.

Alle 18.30 è iniziata la Cerimonia liturgica per quelli che qualcuno ha voluto definire “invitati speciali” senza considerare che vista l’emergenza, l’entrata contingentata era l’unica opportunità di svolgimento della Messa.

I banchi, come si sa erano semi vuoti. Gli invitati muniti di pass erano le autorità militari, il comitato, circa 20 portatori di San Filippo, un rappresentante per ogni Confraternita col proprio Gonfalone, le associazioni che si occupano di assistenza ai malati, il coro e le autorità politiche: Sindaco, Assessori e Consiglieri comunali, senza nessun consorte al fianco. Assenti un paio di Assessori, ma assenti anche diversi Consiglieri, un paio della maggioranza e l’intera opposizione nell’unico giorno dell’anno che, al di là del credo di ognuno e delle questioni politiche, ha il pregio di creare il senso di comunità cittadina.

Peccato non abbiano comunicato per tempo la propria decisione così da permettere ad altri cittadini di prendere il loro posto.

Per fortuna nel corso della Cerimonia, visti alcuni banchi completamente vuoti, il Comitato e la Protezione civile hanno permesso che qualcuno che voleva assistere alla Messa entrasse.

In ogni caso, grazie ai ragazzi della Protezione civile tutto si è svolto ordinatamente. La statua del Santo è stata avvicinata al centro dell’altare e il Sindaco Mastrangelo, a nome di tutta la Città, ha consegnato le chiavi di Gioia del Colle a San Filippo Neri. “Esattamente un anno fa, venivo scelto come Sindaco di Gioia. Di questo primo anno che ha visto tutti combattere contro una pandemia, porterò con me cose brutte e cose belle. Le cose brutte sono le facce di genitori che chiedevano aiuto perché non sapevano come sostenere le proprie famiglie, le cose belle sono il senso di forte comunità dei miei concittadini che si sono dimostrati generosi, uniti, attenti, bravi”. La voce si rompe e un applauso e un “W San Filippo” urlato da Don Biagio Lavarra riporta un poco di allegria, la caratteristica del nostro Santo Patrono.

Alla fine della celebrazione la Statua viene portata fuori e posta su un palchetto, si accendono le uniche luminarie intorno all’ingresso della Chiesa Madre e i cittadini che erano rimasti fuori hanno potuto salutare il Santo. Due varchi distinti a cominciare da Corso Vittorio Emanuele, angolo via Principe Amedeo e uno più giù verso il sagrato hanno permesso l’afflusso contenuto dei fedeli. Certo qualcuno di loro premeva per entrare ed è probabile che si sia creato qualche assembramento, ma come ne fanno la sera i ragazzi per strada.

Alla Città è mancata tanto la festa, sebbene i gioiesi abbiano compreso da subito che quest’anno la situazione non permetteva di più, ma il Presidente del Comitato festa patronale, Piero Mezzapesa, ha promesso che Gioia si rifarà e che investirà ogni centesimo per un appuntamento che raccoglierà tutta la comunità.