Il Palio delle Botti 2020 riapre le Porte di Gioia

A causa della pandemia per il Covid-19, quest’anno il Palio delle Botti di Gioia del Colle sospende la gara e propone alla Città un nuovo progetto.

Si tratta di proporre alla città un nuovo assetto della manifestazione con la suddivisione del borgo antico in quartieri legati alle quattro “Porte” individuate lungo la vecchia cinta muraria da Giovanni Carano-Donvito nel suo Storia di Gioia del Colle (De Robertis, Putignano, 1966).



Ogni Porta sarà segnalata da uno scudo e da un vessillo, con colori scelti ad indicare i quartieri: in via Carlo III di Borbone lo scudo dipinto da Sergio Gatti individuerà Porta San Francesco, rappresentata dai colori bianco e nero; in via Bartolomeo Paoli lo scudo dipinto da Mario Pugliese segnerà Porta San Domenico, rappresentata dai colori bianco e azzurro; in via Paolo Losito lo scudo dipinto da Filippo Cazzolla indicherà Porta Casale, rappresentata dai colori giallo ocra e rosso; in Corso Vittorio Emanuele lo scudo dipinto da Pompeo Colacicco segnalerà Porta Maggiore, rappresentata dai colori giallo e verde. Ogni Porta sarà affidata ad un “Capo Porta” che diventerà il responsabile del rispettivo quartiere con il compito di addobbarlo per il Palio (previsto un premio al miglior allestimento) e di organizzarvi la festa che precederà la competizione. Le cantine iscritte alla gara verranno associate per sorteggio ai quartieri che quindi diventeranno protagonisti fondamentali della manifestazione dando vita ad una sfida che ricorda quelle delle più gloriose manifestazione del genere. Alla base del progetto si articola un’attenta ricerca delle fonti a cura del Professor Franco Giannini e lo studio della grafica e dei colori a cura di Marilena Limitone che sovrintende alla rievocazione storica del Palio e alla realizzazione dei costumi medievali, affidati alle sapienti mani di artigiani specializzati che hanno disegnato e confezioneranno anche gli abiti dei Capi Porta.

Così scrive il prof. Franco Giannini:

L’Apprezzo della Terra di Gioia del 1611 è un documento redatto dal Regno di Napoli che descrive il territorio, le attività svolte dalla popolazione, i loro redditi e proprietà al fine di calcolare la contribuzione dei cittadini. Il tabulario Federico Pinto vi scrive: “Gioia è posta in una pianura, nella parte più eminente di essa, è murata tuttaattorno, cinta di spessi torrioni per difensione di questa. Se ne entra per due Porte Maggiori oltre la Piccola”. Nel successivo Apprezzo (Napoli,1640) compilato da Honofrio Tangho, le Porte citate nella descrizione di Gioia non sono più tre ma quattro: “è detta Terra murata intorno con torrioni tonni, tiene 4 Porte, la 1° di Bari, la 2° di S. Francesco, la 3° del Casale, la 4° porta di S. Domenico, le quali si serrano la sera”. Il successivo documento, firmato ancora da Tango e risalente al 1653, conferma la presenza di quattro porte nel territorio gioiese: “È detta Terra di Gioja […] murata d’intorno con mura, e torrioni tondi. Tiene quattro Porte, la prima di Bari, la seconda di Santeramo, la terza del Casale, la quarta porta detta di S. Domenico, le quali si serrano la sera”. L’aver scoperto in questi antichi testi come si presentava “Gioia vecchia” ha ispirato il nuovo progetto del Palio.

PORTA SAN FRANCESCO

Nei diversi Apprezzi della Terra di Gioia questo ingresso nel nostro Comune viene indicato come seconda Porta Maggiore o Porta di Santeramo. Incerta è l’ubicazione di detta Porta. Il prof. Giovanni Carano Donvito afferma che era posizionata tra Via Michele Petrera, l’attuale Via Carlo III di Borbone, e Piazza Plebiscito, di fronte alla Chiesa di San Francesco, da cui prende il nome. La sua ubicazione potrebbe essere quella all’incrocio tra Corso Vittorio Emanuele e Corso Cavour poiché all’epoca della redazione dei primi Apprezzi di Gioia, nel 1600, la strada che proveniva dal castello sfociava nel Largo San Francesco, che era molto più ampio dell’attuale piazza per l’assenza di costruzioni che ne limitano la grandezza. Da questa Porta si poteva proseguire in direzione di Taranto, la qual cosa giustificava la denominazione di seconda Porta Maggiore.

PORTA DEL CASALE

La terza Porta riportata negli Apprezzi di Gioia è quella denominata Porta del Casale o Porta Piccola. L’elencazione riportata dai tabulari negli Apprezzi segue un andamento antiorario e quindi farebbe pensare che il punto in cui era localizzata questa Porta si trovasse all’imbocco di Via Bartolomeo Paoli. Quel punto ancora oggi viene chiamato dal popolo “fòre la pòrte”. Non tutti sono concordi su questa localizzazione; alcuni studiosi sostengono che fosse situata di fronte a Piazza XX Settembre e che questa corrispondesse a Porta San Domenico. Il Casale è stato uno dei primi nuclei abitativi di Gioia, popolato da gente umile.

PORTA SAN DOMENICO

L’Apprezzo della Terra di Gioia del 1611 riporta la presenza di tre sole Porte cittadine, mentre nei successivi Apprezzi se ne citano quattro. Probabilmente questa Porta era stata taciuta sia perché mancante sia perché la Chiesa annessa al Convento servita dai monaci Domenicani non era intitolata a San Domenico ma a Santa Maria delle Grazie. Neppure di questa Porta siamo certi della sua localizzazione precisa. C’è chi sostiene che fosse localizzata in prossimità di Piazza XX Settembre e chi ritiene la sua sede all’imbocco di Via Bartolomeo Paoli. Per la sua vicinanza alla Chiesa di San Domenico, da cui prende la denominazione, sembra più probabile l’ipotesi che la Porta immettesse in Piazza XX Settembre.

PORTA MAGGIORE O PORTA BARI

Negli Apprezzi della Terra di Gioia del 1661, del 1649 e del 1653 questo ingresso di Gioia viene indicato come Porta Maggiore o Porta Grande, perché in quei tempi costituiva la più importante via di accesso per chi proveniva da Bari e voleva recarsi a Taranto. La sua ubicazione, a salvaguardia della città, lungo le mura cittadine, verosimilmente doveva essere all’incrocio di Corso Vittorio Emanuele con Corso Cavour e Via Manin. Dopo aver varcato la Porta, infatti, ci si imbatteva nel complesso conventuale dei domenicani e nel castello normanno-svevo, due importanti strutture cittadine e si poteva proseguire in direzione Taranto. Alcuni studiosi avanzano l’ipotesi che tale Porta era ubicata nei pressi dalla Torre del Balzo, di fronte alla Chiesa di San Rocco.