Il M5S difende la “Mozzarella Dop di Gioia del Colle” e propone una soluzione

Il termine “mozzarella” non è ad uso esclusivo del latticino fatto con il latte di bufala.

Lo spiega il deputato pugliese del Movimento 5 stelle, Giuseppe L’Abbate, membro della Commissione agricoltura della Camera.

La Campania contesta la definizione “Mozzarella Dop di Gioia del Colle” perché creerebbe confusione con la denominazione “Mozzarella Dop campana”. Quella di Gioia è infatti prodotta con il latte vaccino, quella campana con il latte di bufala.

“E’ paradossale- scrive in una nota L’Abbate – che la genericità del termine ‘mozzarella’ sia stato fortemente voluta in passato proprio dagli stessi produttori di mozzarella di bufala per contrastare le contraffazioni di chi utilizzava latte vaccino o mischiava i due latti per la loro realizzazione. Ora si punta a mettere in contrapposizione, per polemica politica o per insensati campanilismi, due filiere di latte importanti: una bufalina e l’altra vaccina che andrebbe sostenute come espressione tipica dei territori campani e pugliese”.

“Il termine “mozzarella” – spiega L’Abbate –  peraltro, è privo di tutela e può oggi essere utilizzato liberamente anche per indicare formaggi freschi prodotti al nord con latte vaccino come ribadito sin dal 1982 dai professori universitari Cortesi e Maranelli nel loro studio “Fiordilatte e Mozzarella: Considerazioni di ordine igienico e normativo”.

Inoltre, è l’allora ministro delle Politiche agricole, il salernitano Michele Pinto (PPI), ad aver riscostruito la storia terminologica dei prodotti caseari realizzati con latte di bufala o con latte vaccino. Rispondendo ad una interrogazione parlamentare nell’ottobre 1998, Pinto ricorda il decreto del Presidente della Repubblica del 1979 volto a proteggere il prodotto ottenuto con latte di bufala rispetto al prodotto ottenuto prevalentemente o solamente con latte di vacca. Nonché la volgarizzazione del termine “mozzarella” sostenuta anche da numerose sentenze di Cassazione passate in giudicato che ne permettono l’uso a chiunque”.

L’Abbate propone comunque una soluzione: “La soluzione ideale per venire incontro alle richieste di riconoscibilità esclusiva dei produttori di Mozzarella di bufala campana Dop potrebbe effettivamente essere, come ha già suggerito qualcuno quello di sottolineare graficamente nel marchio l’origine vaccina del latte della Mozzarella di Gioia del Colle Dop. Avremo così due filiere in grado di sostenere l’agroalimentare del Sud Italia, ognuna con proprie specificità e caratteristiche e senza che una sia tacciata di essere la bella o brutta copia dell’altra. Indi l’invito è quello di foderare le sciabole per rimboccarsi le maniche”.