E’ gioiese la PM che denunciò l’ex Procuratore di Trani

Si trova da qualche ora ai domiciliari il Procuratore di Taranto, Carlo Maria Capristo, con l’accusa di corruzione in atti giudiziari per atti appunto risalenti al periodo in cui era in forza presso la Procura di Trani. Ma non è l’unico coinvolto nella vicenda. Misure cautelari sono state disposte dalla Procura della Repubblica di Potenza anche nei confronti di Michele Scivittaro Ispettore di Polizia in servizio presso la Procura di Taranto e degli imprenditori pugliesi Giuseppe, Cosimo e Gaetano Mancazzo.

Dalle indagini è emerso che gli indagati, in concorso e previo accordo tra loro, compivano atti volti ad indurre il Sostituto Procuratore della Repubblica, Silvia Curione, 39enne di origini gioiesi e in forza alla Procura di Trani, a perseguire in sede penale, senza che di fatto ne ricorressero i presupposti di fatto e di diritto, una persona che gli stessi imprenditori, risultati i mandati dell’azione delittuosa, avevano denunciato per usura in loro danno così da poter ottenere indebitamenti i vantaggi economici e i benefici di legge connessi allo status di soggetti usurati.

Le pressioni sul pm Curione affinchè perseguisse ingiustamente una persona per usura, sono state esercitate da Scivittaro ovviamente per conto di Capristo.

La ferma posizione del Magistrato Curione, alla quale era stato anche fatto credere che ci sarebbero state ritorsioni nei confronti del marito, il pm Lanfranco Marazia, ha fatto sì che il reato non si perfezionasse. Tutt’altro. La denuncia scattata proprio grazie al Magistrato gioiese ha permesso alle indagini, avviatesi circa un anno fa, di concludersi oggi.

Capristo e Scivittaro sono stati ritenuti dal Gip, gravemente indiziati anche del delitto truffa in danno dello Stato e falso per avere falsificato la documentazione con la quale si attestava la presenza dell’Ispettore presso la Procura di Taranto che si trovava in realtà presso il proprio domicilio o era comunque impegnato ad adempiere ad incombenze personali o per conto di Capristo.

Nella vicenda c’è un altro protagonista: l’allora capo della Procura di Trani, Antonino di Maio, il quale anziché tutelare il suo Magistrato, ne aveva chiesto la connivenza nel favorire Capristo.