Gioia estromessa dalla Città Metropolitana. Nessun gioiese nella nuova Provincia

Povia, dopo le dimissioni da sindaco, viene estromesso dal Consiglio della Città Metropolitana. E Gioia non sarà rappresentata da nessuno nella nuova Provincia

Al danno la beffa. Si, Gioia del Colle dopo aver visto il sindaco, Sergio Povia, dimettersi in seguito al suo coinvolgimento e arresto nell’ambito dell’inchiesta sulle presunte tangenti, dopo il conseguente scioglimento del Consiglio comunale e il commissariamento del Comune, destinato a durare almeno un anno, adesso si vede esclusa dal consiglio della Città Metropolitana di Bari, l’organismo che ha preso il posto delle vecchie Province. Povia, infatti, essendosi dimesso da sindaco non può più farne parte e per questo sarà sostituito da Nicola Sciacovelli, consigliere comunale di Bari. Si tratta di una perdita non di poco conto per Gioia del Colle che sarà tagliata fuori politicamente dalla Città Metropolitana. Nessuno la rappresenterà e tanto meno la difenderà quando l’ente assumerà decisioni importanti sul versante, ad esempio, della manutenzione delle strade e degli investimenti. La sostituzione di Povia è stata inserita nell’ordine del giorno della prima riunione del consiglio alle prese con il piano di riassetto organizzativo, economico, finanziario e patrimoniale della Città metropolitana di Bari.

La legge prevede che del Consiglio della Città Metropolitana possono far parte solo gli eletti a loro volta scelti dai consiglieri comunali. Povia, dunque, non può essere sostituito, ad esempio, dal commissario in quanto è stato eletto non in virtù della carica di sindaco. Il caso, uno dei primi in assoluto, appare tuttavia non del tutto chiaro in quanto gli eletti non sono tutti uguali. Chi viene eletto sindaco e poi viene eletto nell’area Metropolitana mantiene una carica che non è sostituibile come quella di un consigliere comunale. Infatti se un sindaco di dimette non può essere sostituito ma il suo posto-funzione viene attribuito a un commissario nominato dal Prefetto, quindi dal governo. La stessa continuità si presume che il sindaco debba avere, indipendentemente dal nome, in altri organismi. Insomma la surroga di Povia potrebbe essere sottoposta a ulteriori analisi e approfondimenti.

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