Driss muore disperato: la comunità gioiese lo abbraccia

Se ne va Driss, con la sua bellezza, la sua infinita eleganza, la sua gentilezza. Il ragazzo alto, con gli occhi verdi, sempre impeccabilmente vestito sulla sua bicicletta, è stato portato via dalla malattia ad appena 32 anni.

Driss veniva dal Marocco dove si era laureato. Arriva in Italia e da Laterza si trasferisce a Gioia  dove conosce la sua compagna da cui ha dei figli e dove svolge i lavori più disparati.

Grazie al sostegno economico della comunità marocchina, la salma è stata riportata in Marocco e composta secondo il rito musulmano. Seguendo la regola il corpo viene lavato solo dai membri della comunità di origine, in questo caso marocchina, viene avvolto in un sudario e deposto nel feretro su di un fianco.

E così vicino ai suoi luoghi, come la moschea, è esposto il manifesto funebre, per ricordare quell’uomo carnefice di se stesso: muore, infatti, a causa degli ultimissimi tempi vissuti in maniera devastante e in solitudine.

Ma il manifesto è importante perché è tra i primissimi, se non addirittura il primo, a Gioia scritto in due lingue: quella araba e quella italiana.

Dimostra la profonda integrazione del ragazzo e soprattutto della comunità marocchina a Gioia del Colle rendendo partecipe la Città della sofferenza di questo lutto. Un grande gesto, che ci rende davvero una grande e sola collettività.

Forse la sua morte non è stata del tutto vana. 

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