Decessi per tumore a Gioia: la parola all’Agenzia Regionale per la Salute

In risposta al rapporto del Prof. Roberto Cazzolla sulla situazione epidemiologica riferita alla mortalità per cancro a Gioia del colle, dietro richiesta del Sindaco di Gioia del Colle, l’AReSS (Agenzia Regionale per la Salute ed il Sociale) ha risposto con una dettagliata relazione per fare chiarezza sulle preoccupazioni destate nella popolazione gioiese e nei suoi amministratori.

Il rapporto presentato a novembre dal Prof. Cazzolla prendeva in esame le cause di morte nel quinquennio 2012-16 a Gioia del Colle.



La relazione dell’AReSS, estende l’analisi dei decessi ad intervalli di tempo più lunghi (2001-16) e incrocia questi con i dati di ospedalizzazione e di nuove diagnosi di tumori  (incidenza). Tutti i parametri, mortalità, ospedalizzazione e incidenza, presi singolarmente, possono avere dei limiti nel restituire una fotografia attendibile della situazione sanitaria di una popolazione. Osservati nel loro insieme, e letti con senso critico, possono invece dare una fotografia più vicina alla realtà.
Per tentare di comprendere le conclusioni di un rapporto complesso e non di facile lettura per un lettore non addentro alla materia, abbiamo chiesto l’aiuto del Prof. Giuseppe Procino, Professore di Fisiologia presso l’Università di Bari.   

Che cosa è una analisi epidemiologica?
Le analisi epidemiologiche si basano su stime. Fondamentalmente si paragona l’esperienza di ammalarsi, essere ospedalizzati o morire per una determinata patologia di una popolazione, in questo caso quella di Gioia del Colle, con quella di una popolazione di riferimento (provinciale, regionale, nazionale) che abbia le stesse caratteristiche di quella in esame in termini di distribuzione per età, condizioni socio-economiche, fattori ereditari, abitudini, dieta, etc.). Per ridurre queste variabili vengono effettuate delle normalizzazioni e vengono prese in esame popolazioni di riferimento quanto più simili a quella in esame. Attraverso dei complessi calcoli ed il rapporto tra i casi osservati e quelli attesi,  si ottengono dei tassi standardizzati che indicano una stima del il rischio di quella popolazione di ammalarsi di una patologia. In particolare otteniamo un Tasso Standardizzato di Mortalità (SMR), di Ospedalizzazione (SHR) e di Incidenza (SIR). Allorquando questi tassi sono molto superiori ad 1 siamo di fronte ad un incremento del rischio di morte, ospedalizzazione o di ammalarsi per una determinata patologia. Al contrario, il rischio è ridotto, rispetto alla popolazione di riferimento, se il tasso è inferiore ad 1.  Va comunque detto che anche valori superiori ad 1 potrebbero non essere statisticamente significativi (non attendibili) se il numero di casi analizzati è troppo basso.

E’ bene però sottolineare quello che si ottiene sono stime di rischio e che queste possono essere tanto più attendibili quanto più alta è la numerosità della popolazione oggetto dello studio. Nel caso delle popolazioni dei comuni il problema è proprio dovuto alla bassa numerosità della popolazione ed al numero ancora più basso di casi accertati di alcune patologie poco frequenti.

Per esempio, se volessimo calcolare qual è la percentuale di Italiani con gli occhi azzurri, avremmo una stima più attendibile se analizzassimo un gruppo di 10.000 individui ed una stima poco attendibile se analizzassimo un gruppo di sole 100 persone. Ed è questo probabilmente il motivo per cui l’ISTAT, sul suo sito pubblico, limita le sue analisi del tasso di mortalità al livello nazionale, regionale e provinciale. Inoltre, le stime dei tassi di mortalità a livello comunale,  lette in valore assoluto, potrebbero generare confusione, falso ottimismo o allarmi non giustificati nella popolazione.

Ma veniamo ai risultati del rapporto dell’AReSS. Cosa ci dice sullo stato di salute della popolazione gioiese?
Il corposo rapporto contiene dati positivi analizzati con grande spirito critico. Innanzitutto la mortalità a Gioia negli ultimi 16 anni, per tutte le cause, è assolutamente in linea con la provincia di Bari e la regione Puglia. Contrariamente a quanto illustrato nel rapporto del Prof. Cazzolla, il numero dei decessi per tutti i tumori a Gioia è assolutamente in linea con i dati provinciali e regionali. Per quanto riguarda i linfomi, l’analisi condotta nel quinquennio 2012-16 mostra un tasso di mortalità elevato solo per i soggetti maschi a Gioia, rispetto alla popolazione provinciale e regionale. Ma stiamo parlando di 13 decessi in 5 anni (meno di due l’anno) ed ancora una volta i piccoli numeri potrebbero generare instabilità delle stime. Infatti,  estendendo l’analisi ad un intervallo di tempo più lungo (2001-16), il dato cambia. Le morti per linfomi a Gioia non sono significativamente più alte rispetto alla provincia di Bari ma più alte rispetto alla regione Puglia. Analizzando però i tassi di ospedalizzazione (SHR), basati sulle cartelle ospedaliere di dimissione, nel periodo 2001-2018 non si osservano incrementi di ospedalizzazioni dei gioiesi di sesso maschile per linfomi. A completare il quadro, AReSS analizza anche il numero di nuovi casi di linfomi nel triennio 2014-16 in base ai dati forniti dal Registro Tumori Puglia, che mostrano chiaramente che l’incidenza di linfomi (Hodgkin e non) a Gioia è assolutamente in linea con i dati della provincia di Bari.

Per quanto riguarda Mieloma multiplo, tumori immunoproliferativi e leucemie, i dati di mortalità, in qualunque intervallo siano analizzati, non mostrano scostamenti dai dati provinciali e regionali.

E’ evidente che i timori generati dal report del Prof. Cazzolla, se guardiamo al numero di decessi in un intervallo di tempo maggiore, considerando anche  i dati di ospedalizzazione, incidenza ed analisi più dettagliate delle singole patologie, si ridimensionano molto, come riportato nelle conclusioni dell’AReSS.

Nella dettagliata relazione dell’AReSS non è confermato un maggiore rischio di morte (suggerito nel report di Cazzolla) per  tumore del fegato, vie biliari e vescica. L’incidenza, i ricoveri e i decessi per tali patologie non si discostano dalle medie del territorio. Per quanto riguarda gli eccessi di morti per tumori rari, sebbene non specificato dal prof. Cazzolla a quali si riferisca nel suo rapporto di novembre scorso, non si riscontrano criticità nelle dettagliate tabelle prodotte dall’AReSS.

Il rapporto dell’AReSS contiene molto di più. Spazia da tutte le patologie tumorali a tutte le patologie non tumorali dell’apparato cardiovascolare, respiratorio, digerente, genitourinario, malattie neurologiche/neurodegenerative e diabete. Il rapporto recita: “Alcuni segnali di eccesso di rischio si riferiscono alle patologie genito-urinarie, al tumore del corpo dell’utero e del colon-retto nel sesso femminile e della prostata nel sesso maschile”. E’ evidentemente un rapporto completo, che oltre a rispondere puntualmente alle conclusioni riportate nello studio del Prof. Cazzolla, fotografa in maniera precisa il panorama sanitario del nostro comune. Contiene una serie di spunti che potrebbero consentire ai medici di base di seguire con attenzione alcune patologie ai limiti della criticità.

L’AReSS in conclusione non conferma i dati presenti nel rapporto del Prof. Cazzolla sollevando obiezioni di carattere metodologico e di interpretazione dei dati.

Riporto testualmente le conclusioni a cui AReSS giunge nella discussione dei dati raccolti: “In conclusione, dai risultati presentati, che hanno esplorato attraverso il rapporto standardizzato di mortalità, ospedalizzazione e incidenza il confronto con le popolazioni di riferimento (regionale e provinciale) e attraverso i tassi standardizzati con metodo diretto l’andamento temporale delle principali cause di morte e di ricovero, tumorali e non, il profilo di salute della popolazione residente nel Comune di Gioia del Colle – nel periodo esplorato – non sembra presentare particolari criticità. La maggior parte delle patologie studiate mostrano valori in linea con i confronti regionale e provinciale e anche gli andamenti temporali non segnalano, nel complesso, incrementi dei tassi nell’ultimo periodo in studio.”

Visto che questo presunto allarme sanitario era legato a doppio filo con la situazione ambientale, cosa pensa della situazione ambientale a Gioia?
L’attenzione all’ambiente nel nostro comune sembra crescere. E’ evidente che per avere un quadro oggettivo bisogna basarsi su dati certi e non su impressioni. L’unico solido riscontro che abbiamo riguarda il monitoraggio della qualità dell’aria avviato dalla precedente amministrazione e proseguito dalla attuale in collaborazione con l’ARPA. Tre campagne di monitoraggio che descrivono una situazione non esaltante ma di certo non preoccupante. Non ci sono sforamenti particolari dei limiti soglia per tutti gli inquinanti analizzati. Si è fatto un gran parlare di anomalie registrate nel rapporto toluene/benzene, ma non si è considerato che i livelli di benzene nell’aria di Gioia, in tre campagne di monitoraggio su tre, sono ampiamente al di sotto dei livelli limite ammessi dalla legge. E’ evidente che se in un rapporto il denominatore è piccolo, il rapporto diventa maggiore, in questo caso a favore del toluene. E comunque il toluene non è un cancerogeno accertato, tant’è che negli anni sta sostituendo il benzene in tutti i suoi usi proprio per la sua minor pericolosità. Anche qui molta animosità, faziosità, discussioni affidate a non addetti alla materia e spesso orientate in funzione delle simpatie politiche dell’oratore di turno. La qualità dell’aria ci dice principalmente che bisogna ridurre le emissioni dei gas di scarico delle nostre auto, soprattutto nel centro cittadino.

Itea, altro argomento sollevato sempre più in chiave politica e poco in termini di reale impatto ambientale. Siamo ragionevoli, può un impianto pilota di ridottissime dimensioni, che ha sperimentato per due mesi continuativi in 13 anni, raramente utilizzando sostanze pericolose, aver aver avuto un impatto significativo sull’ambiente e sulla salute? La cosa contraddice i princìpi  base della tossicologia, secondo i quali un soggetto per manifestare un tumore dovuto ad una sostanza tossica deve esservi esposto ad alti dosaggi e per tempi lunghi e continuativi. Non mi meraviglierei se le conclusioni del procedimento giudiziale a carico di Itea svelassero una situazione completamente diversa da quella che i gioiesi credono. Poi ci sono le altre attività di sperimentazione all’interno dell’ex sito Ansaldo. Su quelle si sa ancora poco. Sarà il caso di fare maggiore chiarezza.

Cosa ci insegna questa vicenda?
Ci insegna che la collaborazione tra cittadini, mass media, amministratori e Agenzie ed Enti preposti alla sorveglianza Ambientale e Sanitaria è fondamentale, purchè ognuno svolga il suo ruolo.

E’ meritevole che il cittadino, soprattutto quello più informato ed edotto,  evidenzi possibili situazioni critiche ma credo che ci sia un percorso istituzionale che in questo caso non è stato seguito. Il cittadino segnala, l’Amministrazione si fa carico di chiedere riscontro alle Autorità preposte e, solo in caso di riscontro positivo,  informa la popolazione di una emergenza.  A quel punto, la Politica elabora una soluzione al problema.  Fino a prova contraria i pareri sanitari sono emessi dagli organismi a ciò preposti, che si assumono oneri e responsabilità per quanto dicono. Non mi risulta che le ultime amministrazioni siano state sorde agli appelli dei cittadini, specie se sostanziati da attenta analisi. Non capisco davvero perché si sia preferito aggirare il confronto con l’Amministrazione.

I dati dello studio epidemiologico del Prof. Cazzolla avrebbero dovuto essere prima valutati da AReSS, ASL ed ARPA e poi diffusi dalla stampa. Inoltre, si tratta di analisi che solo una esigua minoranza di addetti ai lavori può leggere criticamente e comprendere.  Il nostro Comune è stato oggetto di una immeritata pubblicità negativa basata su una presunta emergenza sanitaria, ridimensionata se non sconfessata, dal parere dell’AReSS.

Complice una parte politica, che prima di portare l’argomento alla discussione del Consiglio Comunale, ha preferito divulgare un presunto allarme tra i cittadini. Complice una parte della stampa locale e sovralocale che ha titolato con toni eccessivamente drammatici ed allarmanti. E avventata è stata la politica che ha celebrato un Consiglio Comunale monotematico, facendo a gara in proposte migliorative della salute  e dell’ambiente prima ancora di conoscere la portata del problema. Una sensibilità ambientale che fa certamente onore ma che lascia il dubbio che si sia solo fatto a gara a mettersi in mostra.

Purtroppo ci si è messa di mezzo anche l’emergenza CoViD a rallentare la trasmissione del parere dell’AReSS, ma sarebbe bastato attendere qualche settimana per rendersi conto che la situazione sanitaria a Gioia non è certo allarmante come molti hanno temuto per mesi. E sarebbe bastato leggere nelle pieghe della pletora di tabelle e dati allegati alla relazione, per rendersi conto, per esempio, che a Gioia c’è un bassissimo tasso di incidenza, ospedalizzazione e morte per quelle patologie più sensibili agli insulti ambientali come le malattie respiratorie e cardiovascolari, per rendersi conto che la situazione ambientale e sanitaria a Gioia è migliore di quanto si voglia (far) pensare.

Il tutto fermo restando la incessante attenzione dovuta al monitoraggio ambientale e sanitario che questa vicenda, spero, ci abbia insegnato.

Ecco la relazione dell’Agenzia Regionale per la Salute ed il Sociale della Regione Puglia
Relazione Epidemiologica-GioiadelColle_
Allegati relazione epidemiologica