‘Dalle guerre ai viaggi della speranza’ al Liceo Classico

Il segreto: l'impegno civico; lo strumento: il rispetto; questo l'elisir di una rinnovata umanità assaporato nell'evento organizzato dal prof. Leopoldo Attolico dal titolo 'Dalle guerre ai viaggi della speranza' svoltosi venerdì 4 dicembre nell'aula magna del liceo classico "Publio Virgilio Marone", già teatro di innumerevoli concrete sollecitazioni di notevole spessore ed attenzione per gli importanti temi di attualità proposti alla città.

L'evento è stato organizzato in unione con i volontari dell'associazione "Accoglienza Responsabile" ed il Comitato per la Pace – Missionari Comboniani.  Grande attenzione sospesa nell'emozione per un fenomeno che potrà essere monitorato ma giammai bloccato; tensione dello sguardo incastonato in immagini crude e strazianti-trasmesse in due reportage a cura del fotoreporter Marcello Carrozzo (già' ospite di Palazzo Romano a Gioia del Colle con "escaping people") di uomini, donne e bambini sopravvissuti ai tragici scenari di morte nel Mediterraneo. 

Padre Ottavio Raimondo, missionario Comboniano, attraverso un discorso al contempo commovente ed incredibilmente radioso, é riuscito a posarsi sul cuore del numeroso pubblico, insinuando un'irresistibile desiderio di cambiare un mondo malato. 'Giustizia', intesa come tributare al prossimo non già ciò che merita ma ciò di cui ha bisogno, e 'libertà': potenti dardi scagliati da una voce che ha fatto della sua vita solidarietà contro un auditorio che ha fatto dell'emozione la vera cifra della serata. Emozione che diventa necessità non più ideale ma concreta, a partire da piccole azioni, come il contributo ricavato a fine serata dal buffet della solidarietà a cura degli studenti e delle loro famiglie. 

Di forte impatto poi l'intervento di Giulio di Luzio, giornalista e scrittore attento a temi del genere, il quale disperatamente ci narra  con quale terminologia lugubre vengano etichettati i migranti: criminali, clandestini, usurpatori, obbligando in tal modo a riflettere sulla vera essenza di quegli uomini che giungono nel nostro Paese rischiando la morte, con una valigia fatta di speranza, talora salvifica, talora mortuaria.  Comunque scappano: la possibilità di morire durante 'il viaggio della speranza' è inferiore a morire nei loro paesi. Il pubblico ha inoltre ricevuto la fortuna di leggere de visu quella 'speranza' e quell' indomabile desiderio di integrazione, direttamente negli sguardi di coloro hanno davvero compiuto 'quel viaggio': presenti in sala  giovanissimi migranti provenienti dalla Costa d'Avorio e dalla Nigeria-quest'ultima devastata dallo scontro che divide cristiani e musulmani-hanno rivelato l'esperienza della fuga da un paese il quale, nonostante tutto, appartiene loro, la testimonianza di un viaggio estremo. 

Ultimo l'intervento quello di Betty Camporeale, avvocato e presidente dell'UNESCO di Molfetta, la quale ha esortato ancora di più 'a non abituarci al dolore dell'umanità'. Grande l'insegnamento umano di questa giornata di incontro e di studio nella quale le parole di questi uomini, unite alle forti immagini, hanno impegnato-almeno un minimo-noi occidentali, così inclini a generalizzare tale fenomeno, 'a guardare l'altro non solo con tolleranza ma con-autentico e rinnovato- rispetto'.

 

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