Consiglio comunale telematico: la minoranza è spaccata sulla modalità

Il meglio della fibra tim

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La minoranza si spacca sulle modalità con cui affrontare il Consiglio comunale di lunedì prossimo. Che i sei di opposizione non fossero una squadra lo si è sempre saputo ma questa è stata l’ennesima riprova di come non si riesca ad andare nella stessa direzione.

“Fermo restando la volontà di tutta la maggioranza di farlo di persona – ha fatto sapere il sindaco di Gioia del Colle, Mastrangelo- una parte dell’opposizione ci ha fatto sapere che eventuali problemi sarebbero stati ascritti a chi non ha voluto farlo da casa. Siccome c’è la responsabilità penale del datore di lavoro e quindi mia, tutte le premesse non ci avrebbero fatto svolgere i lavori con serenità e abbiamo deciso di propendere per la modalità telematica”.

Effettivamente sia Donato Colacicco con una nota propria, che Donato Paradiso, Milena Pavone e Filippo Martucci con un secondo documento, hanno chiesto che il Consiglio fosse svolto in modalità remoto. Tutto questo avveniva il 6 maggio.

“È inutile che ricordi quanto delicata ancora sia la situazione sanitaria che stiamo vivendo – scrive Colacicco che al momento non si trova a Gioia e che quindi quasi certamente avrebbe preso parte al Consiglio comunque in via telematica – dove un pur minimo arretramento potrebbe significare l’esposizione di tante giovani e più fragili vite al contagio del Coronavirus”.

Lo stesso giorno di Colacicco, al Presidente del Consiglio Vito Etna, è arrivata anche la nota di Paradiso, Pavone e Martucci che avanzavano la stessa richiesta. Tutti invocano la necessità di svolgere i lavori in sicurezza e la richiesta sarebbe plausibile qualora si fosse ancora nella fase 1 dell’emergenza. Ma siamo nella fase 2, in quella che viene in qualche modo considerata della “ripresa” e che implica quindi un pizzico di coraggio e una gran dose di responsabilità nel cercare di riprendere le attività quotidiane di lavoro, perché quello in Consiglio comunale di fatto è per loro un lavoro.

In linea con la posizione della maggioranza è quella dei consiglieri Maurizio Liuzzi e Rosario Milano che con una nota hanno manifestato “la contrarietà allo svolgimento del Consiglio in modalità telematica” spiegando che “non sussistono particolari necessità tali da escludere lo svolgimento delle sedute di Consiglio, delle Conferenze dei capigruppo e delle Commissioni consiliari in presenza fisica “nel rispetto delle restrizioni in atto”.

Liuzzi e Milano sono in distonia non solo con il resto dei consiglieri di coalizione, ma anche con quelli dello stesso partito politico di appartenenza, rispettivamente PD e Bottega. Le loro posizioni hanno meravigliato Etna il quale racconta: “Nella nota dei tre consiglieri di minoranza  del PD e della Bottega, non è specificato per conto di chi stiano parlando e in ragione di questo ho chiesto loro di specificarlo. Mi hanno confermato che la richiesta fosse dei gruppi consiliari salvo poi scoprire, dopo qualche giorno e solo pochi minuti prima della conferenza dei Capigruppo, che in realtà non era così e che la posizione di Liuzzi e Milano era diversa”.

E’ evidente che a questo punto la distonia nella scelta delle modalità di svolgimento del Consiglio nasconde un problema politico ben più grave che sia il PD che la Bottega al loro interno dovranno cercare di risolvere. Se possibile.