Consiglio comunale, stop ai dirigenti

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Niente più figure dirigenziali e modifiche allo statuto in vista del possibile referendum.
Il Consiglio comunale del 12 marzo ha affrontato due questioni a lungo dibattute in questi mesi.

La prima riguarda la presenza dei dirigenti. In particolare è stato modificato l’articolo 32 dello statuto. Questa decisione è arrivata dopo la scelta dell’amministrazione di eliminare le figure dirigenziali per ricorrere a quelle delle figure apicali (funzionari dipendenti con laurea). Una scelta che in parte è dovuta a mancanza di risorse e che si sta estendendo a parecchie realtà comunali, per l’altro verso è determinata da scelte politiche. La decisione è stata in questi mesi a lunga dibattuta in maggioranza con una posizione critica da parte del Pd e del suo capogruppo, in linea di principio contrari alla soppressione dei dirigenti.

In consiglio Ludovico (PD) si è detto contrario, ma ha preso atto che la cosa era immodificabile. Vasco (PD) ha espresso il proprio dissenso votando contro la modifica. Tuttavia, per ovviare, si sarebbe dovuto operare in fretta e furia entro il 31 dicembre la decisione di nominare dei dirigenti mediante avviso pubblico. Questo avrebbe comportato la presenza di dirigenti anche solo per qualche mese.

Dopo più riunioni e dopo un incontro con esperti, si è optato per il ricorso alle cosiddette figure apicali. In realtà, al di là delle posizioni sulle due opzioni, a causa delle sempre più esigue risorse in futuro si potrebbe assistere sempre più alla necessità di più comuni di condividere i settori con un’unica figura dirigenziale. Lo statuto è stato anche modificato (art. 67) per poter permettere di nominare la commissione che giudicherà l’ammissibilità o meno del referendum sull’affiancamento del servizio di riscossione dei tributi. Infatti, lo statuto prevedeva che a presiedere la commissione sarebbe dovuto essere il difensore civico, figura soppressa dalla recente legislazione.

Adesso con la modifica effettuata si potrà procedere alla nomina della commissione che dovrà essere presieduta dal giudice di pace o da un magistrato nominato dal tribunale o da un avvocato nominato dall’ordine degli avvocati e composta dal segretario generale, dal responsabile dell’ufficio elettorale, e da due esperti, con il comune accordo che saranno nominati uno dalla maggioranza e l’altro dalla minoranza. Questa commissione, non appena insediata si pronuncerà sull’ammissibilità della richiesta dei promotori. Infatti, alcuni sostengono che trattandosi di un atto di giunta non possa essere oggetto di referendum, riguardando essenzialmente un’attività dell’amministrazione e non un tema di interesse generale. Se la commissione si pronuncerà per l’accoglimento, il sindaco dovrà indire il referendum.

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