Com’era Gioia nel 1370. Uno studio storico di Walter Ivone

Attraverso un documento del 1370, lo studioso gioiese Walter Ivone è riuscito a ricostruire la storia di Gioia del Colle del periodo angioino, e in particolare a certificare la presenza della famiglia de Andrano nella nostra città. Una famiglia numerosa fatta di ecclesiastici ed alti funzionari del regno.

La pergamena che Ivone è riuscito a studiare per il tramite dell’amico Raffaele La Torre, è un atto notarile di donazione che riassume i beni posseduti da questa famiglia tra Gioia e Matera. E questa rassegna di beni permette di ricostruire l’immagine della Gioia del 1370.

Ivone lo fa in un lungo articolo sulla rivista “Umanesimo della Pietra” e presenterà questa ricerca nei dettagli oggi alle ore 18.30 nel chiostro del Palazzo Comunale a cura del Centro Civico 121 insieme al direttore della rivista Domenico Blasi.

Gioia era una città che si stava lentamente espandendo attorno al Castello, in particolare nei vicoli di fronte alla facciata, con un primo agglomerato di abitazioni. Ivone ha avuto così la certezza di un’ipotesi che aveva formulato già diversi anni fa e cioè che la casa palazziata all’interno dell’arco Cimone è stata l’abitazione principale della famiglia de Andrano.

Un segno di questa presenza lo si evince dallo stemma della famiglia (quello nella nostra foto) con le inconfondibili tre rose, che fa bella mostra di se al centro dell’arco Cimone.

Nel 1370 sul trono di Napoli sedeva Giovanna D’Angiò figlia dell’ex principe ereditario Carlo. Questi anni di governo, come scrive Ivone nell’articolo apparso sulla rivista “Umanesimo della Pietra”, erano caratterizzati da conflitti armati, insicurezza sociale e epidemie. Un periodo poco felice per il Regno di Napoli.

Tornando alla Gioia angioina e ad Arco Cimone, oggi questo appare come una corte chiusa, al tempo invece era parte di una via pubblica sul cui lato orientale s’affacciava la casa palazziata con la scalinata di cui si è detto e che confinava verso mezzogiorno con la Chiesa di Santa Maria Maddalena, distante pochi metri ed oggi inglobata in una costruzione ottocentesca dell’ex vico Vittorio Emanuele.

Gioia angioina era quindi un piccolo agglomerato di case, era cinta di mura e da un fossato, aveva un tessuto urbanistico più denso nella parte occidentale e si rarefaceva in quello orientale per lasciare posto a piccole aree coltivate a orto o a pomari.

Un bel lavoro, denso di riferimenti e di descrizioni anche dell’agro di Gioia, che conferma la passione e la dedizione di Walter Ivone, autore di diverse pubblicazioni sulle evidenze naturalistiche gioiesi, ma che ormai lo annovera tra gli storici più preparati della nostra città.

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