Calvino interpretato da Davide Gasparro sulla terrazza del Castello

Italo Calvino aveva in progetto di evidenziare i cinque sensi dell’uomo raccontandone il significato e la propria sufficienza in una raccolta chiamata  Sotto il Sole del Giaguaro. Nei tre episodi che riuscì a scrivere prima di lasciarci egli giocava soprattutto con il senso della vita, della morte, dell’amore.

La compagnia BezoarT di Milano che annovera il gioiese Davide Gasparro e il triestino David Meden, avvia uno studio testuale su uno dei tre racconti chiamato Un Re in Ascolto, dedicato all’udito, e lo divide in diversi laboratori di lettura scenica che presenta in vari spazi che ne contestualizzano l’esecuzione.
Sulla terrazza del Castello Normanno Svevo di Gioia del Colle, sabato 29 agosto 2015, i due attori diplomati al Teatro Piccolo di Milano hanno realizzato KINGstanza#1, il primo incontro di verifica pubblica dell’opera di adattamento del testo di Calvino, per una platea di circa settanta spettatori che avevano precedentemente prenotato l’ingresso al castello federiciano  ed alla performance.

Ospitati dall’associazione culturale Ombre e da Novapuglia, David e Davide hanno coinvolto Marica Girardi che ha esposto il progetto teatrale in via di consolidamento grazie anche ad una piattaforma di crowdfunding (raccolta di fondi preventiva) che agevolerà sia la compagnia che gli spettatori.

Davide Gasparro rappresenta la voce interiore di un re, un regnante. Rappresenta la coscienza, la formalità regale  e l’angoscia della deposizione che attanaglia un re. David Meden sintetizza subito il concetto nelle prime frasi in cui spiega il tempo che scorre lento prima che un futuro re possa diventarlo; e poi il tempo che un sovrano passa a mantenere la sua posizione, anche fisica, nella prigione dorata di una reggia; attendendo poi la sua fine o la sua deposizione. Preoccupato che i rumori del suo popolo; le carrozze; le grida possano anticipargli una buona o cattiva sortita; o solo l’umore di corte nella prossima ora.
I due attori lavorano di suoni; e di movenze oltre che di voci. E rendono palpabile l’infelicità di chi ha paura d’infettarsi del berciare della plebe e si chiude nelle proprie abitudini: “….i turni delle sentinelle, e i passi nello scalone…..prima che vengano a dirti che è l’inizio di una nuova giornata, o la fine del tuo regno.”

Lo sfondo che da profondità alla vista del Castello federiciano e l’interpretazione degli attori esprimono al meglio la vacuità e l’alienazione del regnante che se calati in una cattedrale i due potrebbero rendere fruibile anche il Pendolo di Focault. 

Il re quindi scende nelle galere in cerca di un prigioniero con cui scambiare un dialogo o un’identità. E nell’alternarsi di voci sovrapposte, recitate da Davide e David, non capisce se chi parla è lui stesso o il carcerato.
Allora fugge via all’aperto; tra la gente. E si salva. Il re è vivo. Italo Calvino è vivo. 

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