“Pieno carico”, manette ad un gioiese

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Bocche cucite nella polizia stradale di Gioia. Il comandante Filippo Giampietro, che da sei anni guida il distaccamento della città, non rilascia dichiarazioni il giorno dopo l’arresto di due agenti da parte della guardia di finanza nell’ambito dell’operazione “Pieno carico”.

Sono il 46enne gioiese Diego Pavone, assistente capo in servizio a Gioia, e Cosimo Aloia, assistente capo originario di Taranto, in servizio a Gioia all’epoca dei fatti, da qualche tempo però trasferito in altra sede.

Le accuse per i due sono concussione e corruzione. In cambio di denaro o altro avrebbero chiuso gli occhi sulle contravvenzioni e i controlli, secondo il Gip del tribunale di Trani, Francesco Zecchillo, che  ha emesso le ordinanze, eseguite dalla guardia di finanza di Bari, su richiesta del Pm della Procura Michele Ruggiero.

Pavone e Aloia si trovano agli arresti domiciliari insieme ad altre cinque persone tra cui un imprenditore di Trani, due carabinieri e altri due agenti della polizia Stradale. L’inchiesta, che vede coinvolti 13 indagati, è partita due anni fa (maggio-dicembre 2010) proprio da Gioia del Colle. E’ stata un’intercettazione telefonica a far scattare l’indagine e ad incastrare l’imprenditore che avrebbe ordinato a uno dei suoi autisti di pagare 500 euro ad alcuni agenti del distaccamento di polizia stradale di Gioia che avevano riscontrato il sovraccarico di un suo automezzo privo anche di documenti di trasporto.

Ascoltato dagli investigatori, l’imprenditore, ora ai domiciliari perché corruttore in un’occasione (avrebbe offerto a un carabiniere un rifornimento di carburante per non avere una contravvenzione) ha raccontato di essere sotto lo schiaffo oltre che dei poliziotti anche di altri militari appartenenti alle forze dell’ordine. Ciò ha consentito di ampliare l’oggetto delle indagini e di accertare un più ampio fenomeno di concussione che coinvolgeva non solo appartenenti alla polizia Stradale di Gioia del Colle, di Bari e Barletta, ma anche militari dell’arma dei carabinieri in servizio a Trani e Molfetta. Nell’ambito dei controlli ordinari su strada, questi avrebbero preteso sistematicamente somme di denaro o altro (come rifornimenti di carburante per le auto private nel distributore che si trova in uno dei suoi cantieri o, in alternativa, buoni benzina) per non fare contravvenzioni a carico dell’imprenditore tranese.

Sulla vicenda, però, il distaccamento della polizia stradale di Gioia non vuole intervenire. Al momento si attiene a quanto dichiarato alla stampa dalla procura e dalla guardia di finanza per rispetto nei confronti della magistratura e perché le indagini sono ancora in corso.

Dal 1955, anno in cui la Polizia stradale ha aperto il distaccamento gioiese, non si era mai verificato un episodio del genere, né nessun agente fino ad ora era mai stato indagato.

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