Amministrazione senza idee

“Orientamento formativo e riorientamento”

“Orientamento formativo e riorientamento”
foto de napoli

Sono trascorsi sette mesi dalle elezioni comunali che hanno riportato Sergio Povia a sindaco di Gioia per la terza volta. La prima impressione che si ha è quella di una sostanziale continuità con il recente passato. A cominciare dalla scelta assai discutibile, di mantenere lo stesso dirigente dell’ufficio tecnico.
Il dirigente che durante l’amministrazione di Piero Longo è stato oggetto di numerose critiche da parte dell’opposizione, Pd in primis, e che oggi è di nuovo su quella poltrona. Perchè lasciarlo al suo posto dopo tante polemiche?
Il tormentone dei primi mesi è stato: non ci sono soldi. Un argomento che ha estremizzato i confini della discussione. Da una parte i neo-amministratori con l’alibi di non poter far nulla senza risorse economiche, dall’altra le critiche a volte paradossali su ogni spesa effettuata e ritenuta sempre e comunque esagerata. Come al solito è questione di misura, che manca.

E’ vero che non è il momento di grandi investimenti, ma la politica ha bisogno di idee, ingegno e soprattutto è necessario un cambio di rotta visivo, che non c’è stato, almeno finora. Facciamo degli esempi. I mercati e mercatini, sia quelli estivi che quelli natalizi, sono un’idea di Longo e riproposta tale e quale (ma prima assai sbeffeggiata). Si sarebbe potuto, con un pò di lavoro e pazienza, trasformarli da mercati tipici del martedì, a mercatini di antiquariato e oggetti vintage (a titolo di esempio). Come si fa? Per un paio di mesi ci si mette in macchina e si compie un approfondito giro per i paesi della Puglia, si prendono contatti con i singoli espositori, si discute, ci si propone e si fanno gli inviti. Dopo qualche mese i mercatini diventano di qualità, originali, attrattivi. Non invento nulla di nuovo, si fa così per tante cose dappertutto. Con questo sistema nascono festival culturali, stagioni teatrali, fiere ecc.. Si viaggia, si osserva, si copia, si studia, si legge e poi si costruisce un modello personale. Il nodo della questione è proprio questo: manca un modello, un progetto, in tutto. Si naviga a vista.

Povia continua ad avere lo slancio del cambiamento, della novità, ma gli anni passano anche per lui. Certo alcune volte esagera e costruisce mentalmente città future troppo fantasiose. Ma questo significa avere una visione. Pre-vedere, vedere prima, immaginare. In questo momento nessun altro ha una visione della città. E’ un governo senza idee, e gli uomini che gli sono più vicino non hanno mostrato di potergli succedere in quel ruolo. Questa visione manca del tutto anche alla minoranza politica in consiglio. Pro.di.Gio si è concentrata sull’analisi degli strumenti, soprattutto quelli innovativi della rete, più che su sostanziali progetti di sviluppo, il gruppo vicino ad Enzo Cuscito o ha troppo livore personale (per via del passato in comune con Povia) oppure si concentra sui formalismi burocratici. E l’alternativa? La destra è completamente assente anche se il migliore oppositore d’aula si conferma Giovanni Mastrangelo, almeno per competenza e capacità di stare sul pezzo.

Torniamo al governo. Si è provato a fare qualcosa con l’entusiasmo dei primi giorni ma è stata una sequenza di fallimenti. La chiusura al traffico domenicale era una bella idea, da costruire con sapienza, da far partire in primavera e da arricchire con altri contenuti. E’ naufragata malamente. Ci si aspettava qualcosa di innovativo sul fronte della comunicazione e niente. Sulla cultura qualcosa si è visto, ma era facile riprendersi dopo le macerie lasciate da Longo. Occorre riflettere se è giusto scommettere su piccoli incontri culturali con poche decine di persone o se è il caso di creare un progetto di respiro almeno regionale. Sulle attività produttive siamo al nulla. L’assessorato non assegnato è già tutto dire. Cosa succede nella zona artigianale, quale sarà il futuro del lattiero-caseario, chi farà l’analisi del tessuto produttivo locale, a chi tocca motivare il territorio ad investire?
Un piccolo lume di speranza lo si intravede nel settore del turismo e dell’enogastronomia almeno per l’apertura all’innovazione e a nuovi modelli di azione, oltre che al contributo di idee. Vedremo che ne sarà. Per il 2013, l’augurio è che si cominci a parlare di idee e cose da fare più che di persone.

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