Gioia, l’irresponsabilità di rinviare di un anno le elezioni. La lezione di Brindisi

La classe in politica conta. Non si tratta di chi sa indossare meglio il "tight", ma di chi sa cogliere il momento giusto e non tradire la propria Città.

Due facce della stessa medaglia, quella di Sergio Povia il 5 febbraio 2015 e quella di Domenico Consales, Sindaco di Brindisi, lo scorso 6 febbraio.

Ad entrambi nella prima mattina suonano alla porta e nel primo caso la Guardia di Finanza procede agli arresti in carcere, nel secondo caso, quello di Brindisi, si procede agli arresti domiciliari.

Presunte illeicità e capi di imputazioni non mi appassionano. Il dato giudiziario non è mia materia. Mi interessa il dato politico.

A Gioia dal 5 febbraio 2015 ci si azzuffa su come fare, perché, come, dove, quando agire, se continuare ad andare avanti o recarsi da un notaio e depositare le firme di tutti i consiglieri ponendo fine alla legislatura. Fino al colpo di teatro di una convocazione del Consiglio comunale in cui si auspica, tra i primi la compassionevole commissaria del Pd, Iaia Calvio, che Povia risponda in aula di alcuni comportamenti.

Come al solito si fa prevaricare l’ardore da ghigliottina da rivoluzione francese al dato politico: andare a votare subito, nella primavera del 2015 o stare per quasi 18 mesi con un commissario prefettizio, che fisiologicamente significa la morte celebrale del paese? I grandi strateghi locali, in primis del PD, scelgono in maniera spregiudicata questa strada e le condizioni di Gioia sono infatti sotto gli occhi di tutti. Per un mese abbiamo un vicesindaco facente funzioni che tenta di adottare alcune misure, ma la sua autonomia è fermata dai consiglieri comunali che a marzo decidono di togliere la spina al mandato Povia, in concomitanza delle dimissioni ufficiali del Sindaco, le cui motivazioni rimangono tuttora un mistero.

Troppo tardi però: si andrà a votare l’anno successivo. Probabilmente in maniera scientifica decidono che Gioia meriti un Commissario prefettizio e che i gioiesi non debbano andare a votare ed essere governati da una amministrazione democraticamente eletta.

Brindisi, 8 febbraio 2016. Senza se e senza ma, i Consiglieri comunali di Brindisi, hanno appena il tempo di capire il ceffone preso dalla Città che in massa si danno appuntamento alle 10.30 per protocollare le loro dimissioni. Consales non ci sta, è lui il primo cittadino, quello che deve tutelare la sua Città, e alle 8.30 fa presentare le sue dimissioni irrevocabili, anticipando quelle dei consiglieri.

Basta. Stop. Dopo appena 48 ore dai suoi arresti, il Sindaco se ne va così a testa alta. Ha ritenuto che i brindisini debbano andare a votare presto, questa stessa primavera, e di rinnovare il proprio governo subito.

E così, ad un anno dai fatti che hanno mortificato Gioia del Colle, apprendiamo una lezione di buona prassi dalla vecchia Brindisi, una Città sfortunata come la nostra, ma che al contrario è in fermento e pronta ad agire.

Siamo a febbraio e a Gioia siamo ancora al pensiero fiacco su come, quando, perché, dove. Non vi è fervore, non vi sono dibattiti, la Città è ancora tenuta lontana, assonnata, quasi narcotizzata dalle decisioni sul suo futuro. Maggio è alle porte e quasi tutti i partiti, dopo averci mortificato con la loro totale assenza di questi mesi, viaggiano ancora nell’iperuranio, nell’attesa di un nuovo messia. 

Effettivamente somari lo siamo e forse va bene così.

(foto Mario Di Giuseppe)

 

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