Acquedotto: otto indagati per smaltimento fanghi

Sarebbero otto gli indagati tra ex amministratori e attuali amministratori e dirigenti dell’acquedotto pugliese nell’ambito dell’inchiesta sullo smaltimento dei fanghi prodotti dagli impianti di depurazione.

La notizia è stata diffusa dalla Gazzetta del Mezzogiorno. L’inchiesta è condotta dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce che ha notificato, secondo quanto riporta la Gazzetta, gli avvisi di conclusione delle indagini all’attuale amministratore di Acquedotto Pugliese, Nicola Costantino, a Gioacchino Maselli, che si dimise l’anno scorso da amministratore proprio per la vicenda dei fanghi,  all’ex amministratore Ivo Monteforte, all’ex direttore generale Massimiliano Bianco, originario di Gioia del Colle, al dirigente Aqp ed ex amministratore di Pura Depurazione, Mauro Spagnoletta, ai dirigenti Massimiliano Baldini e Fabrizio D’Andria e all’ex dirigente e amministratore di Aseco, Vincenzo Romano.

L’inchiesta è partita nel 2014 dopo il sequestro dei fanghi prodotti dal depuratore di Ginosa, faghi che venivano smaltiti nei campi come concime, cosa lecita se i fanghi fossero effettivamente frutto della depurazione della fogna civile. In una lettera inviata alle Procure pugliesi lo stesso Acquedotto rivela che a causa degli allacci abusivi è possibile che nel circuito della fogna civile finiscano anche gli scarti di lavorazioni industriali e artigianali e che quindi nei fanghi si nascondano sostanze altamente inquinanti e nocive , come gli idrocarburi.

A questo punto il caso da giudiziario diventa scientifico.  La Procura per sostenere l’accusa, ha utilizzato le stesse analisi svolte da Acquedotto che adesso ha commissionato uno studio addirittura al Cnr ritenendo la quantità di sostanze nocive nei limiti. Secondo l’accusa nei fanghi di alcuni depuratori sarebbero presenti elevate concentrazioni di metalli come alluminio, ferro, magnesio, zinco, rame, mercurio e stagno.

I fanghi “sospetti” sono quelli prodotti dai depuratori di Bari, Bisceglie, Barletta, Altamura, Monopoli, Santerano, Noci, Molfetta, Acquaviva, Gioia del Colle, Sammichele, Trani, Putignano, Conversano, Corato, Castellana Grotte, Canosa, Turi, Locorotondo, Alberobello, Polignano, Mola, Poggiorsini e Minervino.

Se la Procura di Lecce ha ragione l’Acquedotto si troverebbe nelle condizioni di dover smaltire i fanghi in discarica sopportando costi altissimi. Oppure dovrebbe trasferirli al Nord dove verrebbero usati per concimare i campi, cosa che in Puglia sarebbe vietato.

 

 

 

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